Tutti gli articoli sulle versioni popolari di Cappuccetto rosso

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Ipotesi agrario-folklorico-culturale di origine delle versioni orali di Cappuccetto rosso - 3


X - L'alternativa del percorso come traccia per risolvere l'indovinello del racconto enigmatico

In Francia pare che la versione si sia arricchita di un elemento, rispetto ai miti di Fauno, ovvero l'alternativa del percorso che il lupo sembra proporre alla fanciulla, ma probabilmente questa aggiunta deriva da una interpretazione non corretta del divoramento della fanciulla da parte di un serpente-lupo. Se il serpente altri non è che il cibo che gli viene offerto, nella nostra ipotesi delle leguminose, allora doveva essere sottinteso che il terreno su cui reimpiantare la talea della vite(molto probabilmente per progaggine) doveva essere lo stesso del precedente, ma dopo un grosso lavoro agricolo, così come proposto da Columella(vedi sopra la versione dell' Haute-Bretagne). Quel bere il sangue della nonna da parte della fanciulla si potrebbe inquadrare, nella viticoltura, come una una sorta di talea per propaggine. In questo tipo di talea la pianta madre sostenta per un certo tempo la pianta cresciuta per talea. Non appena però la pianta figlia si è sviluppata abbastanza il viticultore deve staccare la madre dalla figlia e decidere se vale la pena di continuare a curare anche la pianta madre oppure sia meglio estirparla. Il mito di Fauno, che divora infine la figlia sotto forma di serpente, prevede tre tipi di interventi, o meglio due perché il primo, percuotere con rami di mirto, significa probabilmente affidarsi al tempo, alla natura; dare da bere del vino invece equivale alla talea per propaggine, mentre il divoramento equivale all'estirpazione della vite e al reimpianto sullo stesso terreno dopo un grosso lavoro agricolo, fra cui una previa coltivazione del terreno a leguminosa.
Probabilmente allora il novellatore ha preso, ha attinto anche dai rituali dei Lupercalia. Anche nella festa dei Lupercalia veniva mangiata carne, quella delle capre sacrificate, e bevuto vino. Poi i due gruppi dei luperci, i Fabiani e i Quinziali, si mettevano a correre con l'amiculum iunonis nelle mani e pare procedessero con una gara. Le fonti sono discordi sulle modalità della gara, ma viene riportato che vincevano sempre i Fabiani(secondo quanto riportato da Ovidio, Fasti II, 361-380). Secondo alcune fonti compivano un giro intorno al perimetro del Palatino ( Varro., L.L. VI, 34; Dion. Hal. I, 80, 1; Plut., Rom. 21, 4 e 8), ma probabilmente in senso inverso, i Fabiani per un verso, i Quinziali dall'altro. E se dovevano vincere i Fabiani è possibile che ad un certo punto i Fabiani pigliassero una scorciatoia. Probabilmente i Fabiani rappresentavano le leguminose seminate a novembre, la cui raccolta era prevista a maggio(piselli, fave, lupini nell'ordine), mentre i Quinziali rappresentavano quelli che oggi chiamiamo cereali(al tempo dei romani probabilmente non c'era questa grande distinzione, infatti Plinio riporta che la fava si credeva fosse l'unico cereale che, pur rosicchiato, si riempie di nuovo quando la luna è crescente, Historia, XVIII, 119), seminati pure a novembre(quindi stesso punto di partenza) e che si raccoglievano qualche tempo dopo. Se si volesse raffigurare, o meglio avere un vago quadro di chi in Francia abbia potuto raccontare in origine questo racconto legato ai miti di Fauno e Fauna o Bona Dea e ai Lupercalia, si potrebbe pensare a una persona dotta con conoscenza di latino, che aveva letto qualche autore latino, al corrente quindi dei miti su Fauno e su Bona Dea e dei riti delle Lupercalia, ma anche e soprattutto appassionato di viticultura: probabilmente un monaco o un chierico.
Ma, molto probabilmente, il lato giocoso del racconto, ovvero la proposta di un indovinello, andò perduto nei tramandamenti orali quando corsero le notizie di fanciulle e donne anziane attaccate dai lupi. Quindi l'alternativa del percorso, che doveva essere un aiuto per sciogliere l'indovinello, si trasformò in un modo per inquadrare, per definire le tendenze di una ragazzina. Qualche novellatore la salva pure dal lupo, ma non dal lupo animale, a quello non si sfugge, ma dal lupo diavolo o dal lupo mannaro. E nella mentalità fatalistica del tardo medioevo, quando il mondo era dominato dal brigantaggio, quando si sentiva fortemente la mancanza di giustizia, quando correvano le superstizioni e le epidemie erano frequenti, quando sorsero le case di tolleranza e le donne che le frequentavano, furono contraddistinte dal lustrino rosso al braccio, allora probabilmente qualcuno sentì che il lupo era una sorta di destino fatale per certe ragazze che avevano scelto un percorso piuttosto che un altro, per esempio quello delle spille e quindi della seduzione, piuttosto che quello delle pietre piccole. Poi, con Perrault, il lupo divenne il seduttore che aveva come scopo solo quello di portare a letto delle ragazze e l'opzione percorso fu tralasciata. Ma dopo la rivoluzione(1789), probabilmente, nel percorso alternativo fu vista una possibilità di riscatto per la donna. E questo riscatto consisteva nel lavoro, allora la fanciulla che ha per aiutanti le lavandaie si salva dal lupo diavolo. Il percorso delle spille diventa antitetico rispetto al percorso degli aghi. Quest'ultimo dovrebbe essere quello che sceglie una ragazza saggia, perché lavorando con l'ago, pungendosi le mani(come dice un detto popolare) si può imparare un mestiere o comunque si impara a fare pratiche molto utili di piccola sartoria. A questo proposito cito una versione, probabilmente molto frammentata, di Cappuccetto rosso di cui la rivista Mélusine pubblicò solo la parte in cui il lupo chiede alla fanciulla che strada deve intraprendere:
Mélusine;1886 - 1887;Le petit chaperon rouge,III (Des Martels);c. 354.
Version fragmentaire du Forez

Le petit chaperon rouge s'en allait porter une galette et un petit pot de beurre à sa grand'mère lorsqu'il rencontra le loup, à un endroit où le chemin se bifurquait :
- Où vas-tu? Demanda le loup.
- Je vais chez ma grand'mère.
- Prends-tu le chemin des Epingles ou le chemin des Aiguilles?
J'aime mieux le chemin des Epingles avec lesquelles on peut s'attifer, que le chemin des Aiguilles, avec lesquelles il faut travailler...

Questo frammento è relativo a una versione del Forez, non riportata interamente, perché probabilmente era molto simile a quell'altra del Forez in cui la fanciulla aveva ceduto il paniere al lupo e aveva scelto la strada delle spille, finendo poi per essere divorata. Questo frammento metteva in evidenza come nella stessa località un altro novellatore avesse immaginato la motivazione per la quale la fanciulla aveva scelto la strada delle spille. Quindi anche questo novellatore voleva dare un monito a quelle fanciulle che si allontanavano dalle vie virtuose tracciate dalle nonne.
Ma in una versione della Nièvre, in cui la gatta chiama salope la fanciulla(mentre mangia la carne e beve il sangue della nonna), e in cui la ragazza aveva pure preso la strada delle spille, la nostra protagonista si salva. Si salva con due espedienti che possono ricordare pratiche agrarie di viticoltura: mescolare l'orina umana al concime da mettere sul terreno della vite, allacciare, maritare la vite ad un albero di prugne. Ed in questa versione non c'è il lupo, ma un lupo mannaro di nome bzou. E partendo da questo nome, più avanti, verrà introdotta la parte che concerne il culto della Bona Dea in Francia. Sicuramente Yvonne Verdier, nel suo lavoro sopra accennato, ha trovato altre versioni orali in cui le fanciulle tendono a muoversi sotto la spinta del divertimento. Ma il lupo non lascia loro scampo. Per cui si può anche ammettere che dietro la spinta di cambiamenti sociali sia prevalso nelle versioni popolari di Cappuccetto rosso un monito a quelle ragazze che optavano per il divertimento, piuttosto che per l'impegno, intendendo con questo termine la costanza nell'apprendere tutti i lavori di casa, a cucinare, a cucire, a fare il bucato. Ma, anche alla luce del collegamento tra Fauno e il lupo delle storielle francesi, colui che scrive è contrario all'asserzione della Verdier che indica nelle versioni popolari di Cappuccetto rosso il simbolismo di un vero e proprio pasto sacrificale in cui una generazione incorpora la precedente, preparandosi a continuarne la linea procreativa. L'asserzione della Verdier potrebbe essere pure vera, nel senso che in realtà le nuove generazioni incorporano le pecche e le virtù delle generazione precedenti, nel senso che le nuove generazioni sono dei nani che stanno sulle spalle delle vecchie generazioni, ma la diacronia del racconto popolare della fanciulla che ha qualche somiglianza con Cappuccetto rosso del Perrault appare assolutamente di un'altra pasta ed ha sapore, invece, di costumanze vetero-romane. E di ciò non ci si può meravigliare visto che gli antichi romani conquistarono la Gallia e vi posero la loro dominazione per cinque sei secoli, senza contare che gran parte degli abitanti della Gallia si convertirono al cristianesimo e che i loro dotti impararono il latino e lessero i testi degli autori latini.
Per quanto riguarda le opzioni del percorso si potrebbe supporre che quello originale, stringente, coordinato con un certo tipo di reimpianto della vite, era l'alternativa rovi con pietruzze. Poi i rovi furono sostituiti dalle spille, in quanto dai rovi si possono ricavare delle spille-perni da usare in vario modo; le pietruzze, col tempo, divennero aghi. In un primo momento la via degli aghi fu associata al lustrino, l'aiguillette, che portavano le prostitute delle case di tolleranza. Ancora in seguito il percorso delle spille si associò al divertimento e alla seduzione, mentre la via degli aghi divenne la via delle sagge nonne che insegnavano alle nipoti i primi rudimenti di sartoria. Solo per quest'ultimo significato dell'opzione del percorso si può applicare la frase di Yvonne Verdier: Nonne, diffidate delle vostre nipoti!.
Continua...

Esempio di talea per propaggine


Tutti gli articoli sulle versioni popolari di Cappuccetto rosso

1 - Le versioni orali del racconto in cui il percorso per raggiungere la nonna sembra abbia una parte rilevante

2 - La versione orale dell'Haute-Bretagne in cui la nonna potrebbe indicare un campo o una vigna o vite sterile

3 - Le due versioni de la Nièvre. In una di esse la fanciulla si salva

4 - La versione della Touraine. In questo racconto al lupo subentra il diavolo e la fanciulla si salva

5 - La versione del Forez in cui la fanciulla cede il paniere al lupo e poi viene divorata

6 - La versione raccolta a Valencay nell'Indre in cui la fanciulla dice alla finta nonna che ha delle grandi mani e quella le risponde che servono per frustarla

7 - La versione provenzale, molto simile a quelle del Forez, ma più eleborata

8 - La generazione agricola per talee, associata nei miti e nei racconti enigmatici all'endocannibalismo e all'incesto

9 - Le correlazioni tra i miti e il culto di Fauna-Bona Dea e i racconti orali di Cappuccetto rosso

10 - L'alternativa del percorso come traccia per risolvere l'indovinello del racconto enigmatico

11 - Il sostrato culturale della religione arcaica dei Romani: ovvero l'agricoltura - La fondazione di Roma legata a un solco tracciato dall'aratro tirato da un toro e una vacca

12 - Analogie e differenze tra mirto e vite - Il mirto pianta spia del tempo, Il dio Fauno sia lupo, sia serpente, sia lupino

13 - Le madonne nere francesi rimpiazzarono le figure divine pagane, e principalmente Bona Dea





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