IL MITO DI PELOPE



Gordio e Mida, i mitici re della Frigia


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Gordio re di Frigia

Un re Mida di Frigia o di Lidia, o di Macedonia si incontra spesso, ma non si tratta dello stesso re, ma di re diversi perché i re di Frigia si chiamavano alternativamente Gordio e Mida. Su qualche re di Frigia che aveva per nome Mida o simili come Midas sono sorte delle leggende che hanno soprattutto a che fare con la cultura greca ellenistica e non con quella classica. Pare che il primo re di Frigia, probabilmente dopo un periodo di anarchia e disordini, sia stato scelto a caso da un oracolo. Quando era soltanto un povero contadino, Gordio rimase molto sorpreso vedendo un giorno un'aquila reale appollaiarsi sul timone del suo carro trainato da buoi. Poiché pareva che l'uccello non avesse intenzione di muoversi, Gordio guidò il carro verso Telmisso in Frigia, città che fa ora parte della Galazia, dove si trovava un oracolo verace; alle porte della città si imbatté in una giovane profetessa che, quando vide l'aquila appollaiata sul timone del carro, volle che Gordio subito facesse sacrifici a Zeus re. «Lascia che io ti accompagni, o contadino», aggiunse, «per accertarmi che tu scelga le vittime acconce». «Senz'altro», rispose Gordio, «vieni pure. Tu mi sembri donna saggia e avveduta. Saresti disposta a sposarmi?» «Non appena avrai offerto i sacrifici», essa rispose. Frattanto il re di Frigia era morto all'improvviso senza discendenti e un oracolo annunciò: «Popolo frigio, il tuo nuovo re sta arrivando con la sua sposa, seduto su un carro di buoi!» Quando il carro entrò nella piazza del mercato di Telmisso, l'aquila attirò subito l'attenzione popolare e Gordio fu acclamato re all'unanimità. In segno di gratitudine, Gordio consacrò a Zeus il carro unitamente al giogo dei buoi, che egli aveva annodato al timone in un modo particolare. Un oracolo dichiarò allora che chiunque fosse stato capace di sciogliere quel nodo sarebbe divenuto signore dell'intera Asia. Giogo e timone furono di conseguenza riposti nell'Acropoli di Gordio, una città fondata da Gordio stesso, dove i sacerdoti di Zeus li custodirono gelosamente, finché Alessandro il Macedone sfrontatamente tagliò il nodo con la sua spada(Robert Graves, I miti greci, 83, che ritraccia Giustino, Epitome, XI 7 e in parte anche Arriano, Anabasi di Alessandro II 3).
Certo fa una certa sorpresa sentire che uno dei maggiori re di Frigia sia stato un contadino allevatore di buoi, timoroso degli dei, che aveva sposato una profetessa. Sappiamo da Omero come i Frigi fossero invece dei grandi allevatori di cavalli, ottimi per la guerra. E' probabile che questa tradizione ci riporta a una Frigia serena, lontana dalle guerre, dove contadini e profeti cercavano la pace e un buon rapporto con gli dei. E' probabile che questa aura di pace e serenità sia dettata dall'esigenga di Giustino di contrapporre alla tracotanza di Alessandro di Macedonia il placido Gordio di Frigia.
Un re Gordio di Frigia è pure il padre di Adrasto. Quest'ultimo, reo di avere ucciso il fratello, si reca dal re Creso di Lidia per farsi purificare(Erodoto, I 35-45), ma nel corso di una caccia a un cinghiale uccide involontariamente Ati il figlio del re. Questo re Gordio dimostra una grande bontà d'animo in quanto non prova a rivalersi su Adrasto per la morte accidentale del figlio: è lo stesso Adrasto che si uccide.


Re Mida


Più numerosi sono i riferimenti mitici al re Mida. Arriano racconta diversamente l'episodio sopra riportato del re Gordio. Secondo la versione di Arriano non Gordio divenne re, bensì suo figlio Mida nato dal matrimonio del contadino con la profetessa. Mida era già un uomo, bello e nobile, quando i Frigi furono coinvolti in una guerra civile; avevano ricevuto un oracolo, secondo il quale un carro avrebbe condotto da loro un re e questi avrebbe messo fine alla lotta intestina tra di loro. Mentre ancora discutevano su queste cose, giunse Mida con suo padre e sua madre e si fermò davanti all’assemblea proprio sul carro. Interpretando l’oracolo, i Frigi riconobbero che Mida era colui del quale il dio aveva detto che sarebbe stato portato da un carro e lo proclamarono re; Mida mise fine alla loro guerra civile e il carro del padre fu collocato nella rocca come ringraziamento a Zeus re che aveva inviato l’aquila.
Secondo Erodoto(I, 14 e VIII 135) Gordio era padre di Mida, ma in Macedonia, ed aveva un giardino in cui crescevano delle rose con 60 petali dal profumo ineguagliabile. Pare che Sileno, narrano i Macedoni, fu preso proprio in quel giardino(Erodoto VIII, 138). Il vecchio Sileno, educatore di Dioniso, venne catturato, ubriaco, dai contadini della Macedonia(secondo altre versioni della Lidia) e portato, coperto di ghirlande di fiori, dal re Mida il quale riconoscendo in lui il compagno di Dioniso lo trattò gentilmente e lo festeggiò per dieci giorni e dieci notti. Durante questo soggiorno Sileno al re Mida raccontò storie strabilianti. Poi lo riportò in Lidia dal suo dio, Dioniso, il quale, felice di rivedere Sileno, offri a Mida di appagare qualsiasi suo desiderio. Il re chiese di poter trasformare in oro tutto ciò che toccava, e fu dapprima felice dei risultati ma la sua gioia si trasformò in orrore quando capì che anche il cibo e le bevande venivano automaticamente trasformati in oro. Pregò il dio che lo liberasse dal sortilegio e Dioniso gli disse di lavarsi nel fiume Pattolo, le cui acque da quel giorno furono piene di polvere d'oro(M. Grant- J. Hazel, Dizionario della mitologia classica). C'è pure da rilevare il presunto prodigio su Mida bambino. Quand'era bambino, una processione di formiche fu vista salire sulla sua culla e posargli chicchi di grano tra le labbra mentre egli dormiva: un prodigio che i veggenti interpretarono come presagio di grande ricchezza; e quando crebbe, Orfeo(tracio) ne assunse la tutela(Robert Graves, I miti greci cap.83). Ma Valerio Massimo(Roma, I secolo a.C. – Roma, post 31) su quell'episodio mitico arriva a formulare delle interpretazioni di tipo filosofico-religioso(Factorum et dictorum memorabilium libri IX, I 6 3): " Al fanciullo Mida, a cui fu soggetta la Frigia, mentre dormiva delle formiche radunarono nella bocca dei chicchi di grano. Gli auguri, che i genitori interrogarono per conoscere il significato di quel prodigio, dissero che il fanciullo sarebbe stato il più ricco di tutti i mortali. Non fu vana la predizione: infatti Mida in vita superò in abbondanza di ricchezza tutti i re. Anche su Platone narrano un incredibile prodigio, che io giudico molto più mirabile. Dormendo nella culla il fanciullo, delle api inserirono nella sua bocca del miele dolcissimo. Gli interpreti dei prodigi, predissero il dolcissimo eloquio di Platone da questo prodigio. Infatti dissero che quelle api non erano nutrite dal fiore dei timo del colle Imetto ma dalla dottrina delle muse sui monti eliconi. Così io antepongo le api di Platone alle formiche di Mida, poichè il vaticinio delle api fu più ampio: le formiche infatti portarono una effimera e fragile felicità, le api al contratio una felicità eterna e solida".
E' importante e anzi fondamentale riportare l'altro mito in cui Mida si rapporta con Apollo. Un'altra leggenda narra di una sfida musicale tra Apollo e Pan (oppure, secondo un'altra tradizione tra Apollo e Marsia). Quando Tmolo, il giudice, diede la vittoria ad Apollo, Mida espresse la sua disapprovazione. Apollo, per punirlo della sua follia, gli fece crescere un paio di orecchie d'asino. Mida cercò di nascondere le orecchie sotto un cappello frigio, ma dovette mostrarle al barbiere a cui fece giurare che mai l'avrebbe rivelato ad alcuno. Il barbiere non riuscì tuttavia a tenere il segreto per sé, pur sapendo che la punizione sarebbe stata la morte: scavò infatti una buca nella terra e alle sue profondità confidò il segreto, poi la ricoprì. Sfortunatamente per Mida da quella buca nacque un cespuglio di canne che, mosse dalla brezza, mormoravano la verità al mondo intero: "Il re Mida ha le orecchie d'asino"» (Michael Grant-John Hazel, ibidem).
Mida, dunque, preferisce alla lira del dio il flauto di Pan o Marsia, ossia le seduzioni dei sensi all'armonia dello spirito o della ragione, la sensualità campestre che porta a una condizione orgiastica (vedi il suono del flauto di Agdistis) alla musica del tempio. Secondo colui che scrive c'è una opposizione, nei miti che concernono Mida, tra una concezione rurale della religiosità, molto legata al reale e alle pratiche agricole e alle feste ricorrenti nel corso delle stagioni, e una concezione misterica della religione che cerca di allontanarsi dal reale, drammatizzando e, in una certa qual maniera, elevando i fatti che presiedono alla produzione dei beni e che concorrono al quieto vivere. In termini più spicci si dirà che i Greci, che si elevarono con i tragediografi e i filosofi, non avrebbero mai ideato il mito, ne tanto meno il rituale sotteso, di Attys, ne avrebbero mai relegato Dioniso solo in una festa come i Dionisia rurali o non lo avrebbero mai interpretato semplicemente come un dio orgiastico. Ma piuttosto come un dio misterico, un dio i cui segreti devono essere mantenuti e rispettati.


Il segreto del re Mida e l'asino


Mida, pur edotto o iniziato da Sileno, educatore anche di Dioniso, sembra avere dimenticato la lezione e confida di avere le orecchie lunghe al barbiere, quindi non mantiene il segreto che la stessa natura, un cespuglio di canne mosso dalla brezza, diffonderà per sempre. Ma di quale segreto si tratterebbe? Che egli stesso abbia le orecchie d'asino? E che per questo non sceglie il meglio, Apollo, ma il peggio, Marsia o Pan? Non c'è nulla di rilevante in queste considerazioni. Ovvero manca il sofismo greco del segreto, l'acume spesso contadino della cultura arcaica greca. Probabilmente era un segreto per modo di dire, in quanto sicuramente i contadini lo conoscevano. Gli scrittori antichi non ne parlarono perché probabilmente riferirlo era come profanare la religione e soprattutto le muse. La seguente teoria è solo un'ipotesi. Se si osservano con mentalità contadina i racconti intorno a Mida, l'unico racconto che può avere connessione col mistero-segreto e con la coltivazione è quello relativo all'incontro con Sileno. Sileno fu preso proprio in un giardino di Mida in cui crescevano rose ineguagliabili, rose con 60 petali che emanavano un profumo straordinario. Sileno, ubriaco, fu preso e inghirlandato di fiori fu trasportato al cospetto di Mida. Sileno raccontò delle cose straordinarie che in fondo in fondo avevano per argomento la caducità della vita, un pò come la caducità dei fiori: "Per l’uomo meglio di tutto è non nascere, poi subito dopo morire al più presto"(secondo quanto scrisse Cicerone, Tusculanae disputationes I,48, ma in effetti è probabile che questa sia una versione razionalizzante posteriore). Ma Mida non comprese la lezione, lezione che in fondo doveva conoscere visto che era il giardinere di quel rosaio che dava rose portentose. Il segreto di quelle rose si conosceva, ma nessuno ne aveva parlato perché allora il pensiero creativo e poetico, ritenuto di origine divina, ne sarebbe stato diminuito: le rose crescevano meglio se il terreno in cui erano impiantate, veniva ingrassato con sterco di asino. Probabilmente per questo motivo circolava un racconto popolare sull'asino d'oro o caca-oro(vedi cunto del Pentamerone del Basile). Apuleio ne Le metamorfosi traccia una connessione tra asino e rose. Lucio, il protagonista, divenuto asino per scambio di pozione magica, potrà ritornare ad essere uomo dopo aver mangiato delle rose. Questa trasformazione probabilmente sottintende l'altra e cioè che le rose nella coltivazione si nutrono, in un certo senso, dello sterco d'asino che ingrassa il terreno su cui vengono piantati i rosai. Probabilmente la leggenda originale presentava un re contadino e ortolano condannato a trasformare tutto quello che toccava in sterco, per la sua mentalidà di tipo utilitaristico ed essenziale. Il presunto oro di Mida e nel contempo la sua presunta discendenza contadina(era figlio del contadino Gordio ed era giardiniere) fece sì che fosse immaginata una nuova versione del racconto. L'oro di Mida era dovuto all'intervento di Dioniso che gratificava un suo desiderio di accumulazione (desiderio tipico del contadino che accumula roba che sa che dovrà lasciare alla sua morte), per aver fatto stare in allegria Sileno (e il Sileno è un essere teriomorfo di natura equina, anche l'asino è un equino). Mida, avaro e calcolatore come un contadino, desidera possedere e accumulare oro, e chiede il tocco magico che trasforma ogni cosa in oro. Quindi Mida viene rappresentato come un fedele che sbaglia l'impostazione della richiesta del desiderio: semplicemente doveva dire a Dioniso che il tocco magico per trasformare ogni cosa in oro fosse accompagnato da una piccola formula verbale, pena la sua validità. Quindi è un asino(vedi un cunto del Pentamerone del Basile in cui ha molta importanza una formula magica e in cui un asino caca oro). Ma questo non poteva accadere perché la storia la fanno i vincenti. Probabilmente queste connessioni asino-sterco-rosai si conoscevano e forse si esprimevano per mezzo di circonlocuzione o in forma misterica. Comunque nè l'oro, nè lo sterco sono commestibili. La religione greca, nel periodo ellenistico, quando furono stese e scritte le storie del re mitico Mida, era pervenuta a una tale complessità, a un grado misterico talmente notevole e aveva un numero talmente poderoso di dei ed eroi da venerare per cui tutti i valori contadini, ancora molto vivi nella commedia di Aristofane, furono sviliti. Proprio a cominciare dal periodo ellenistico comincia il forte afflusso di persone dalle campagne verso le città, anche per la diffusione del latifondismo, e allora gli abitanti delle città cominciarono a deridere i cafoni.
In sintesi Dioniso e Apollo rappresentano nei racconti sul re Mida istanze religiose che vogliono elevare l'animo e la mente oltre le strette necessità fisiche e fanno intravedere( vedi anche la posizione di Valerio Massimo nel confronto tra la formica e l'ape) una possibile vita futura dopo la morte, mentre il duo Gordio-Mida rappresenta un mondo attaccato alla terra e alle sue risorse(vedi anche l'oro del fiume Pattolo) che non prevede una vita dopo la morte, se non come ombra benevola nei confronti dei parenti sopravvissuti. Lo sterco ed anche le leguminose, quest'ultime vietate ai misti durante i Misteri, erano correlati alla corruzione dei cadaveri, alla morte, anche se per i contadini e per la religiosità dei seguaci di Cibele la continuazione della vita sotto forma vegetale era considerata un buon destino.




L'asino o meglio l'onagro presso i Cananei di Ugarit


C'è da aggiungere che l'avvicinamento di Mida all'asino può essere dipeso pure dalla diffusione e dall'uso dell'onagro, che rientra tra gli asini selvatici asiatici o emioni, nelle popolazioni che abitavano nella parte orientale dell'Anatolia. Questo animale, simile al nostro asino, è molto più veloce e resistente. L'onagro, nei miti della città di Ugarit(XII sec.a.C. non molto distante nel tempo e nello spazio dai Frigi di Troia), è l'animale usato come cavalcatura dalle dee e dalle eroine: per esempio da Pughat, sorella del giovane Aqhat(fatto uccidere dalla dea Anat) e figlia di Danil, oppure dalla dea Athirat, consorte di El l'Altissimo e madre degli dei (Paolo Xella, Gli antenati di Dio). Quindi essere asino poteva sottintendere essere servo della dea. Esopo(Favole, 236) e Fedro(Favole IV, 1) ricordano che i menagirti(sacerdoti mendicanti) di Cibele andavano in giro con un asino carico per le loro elemosine e che costruivano i loro tamburi con la pelle degli asini. Ma può essere successo che le divinità femminili dell'Anatolia lo tenessero in gran conto anche per la connessione sterco di equini con rose e fiori: da cui poi l'asino caca-oro delle novelle e fiabe popolari(vedi cunto del Pentamerone del Basile).

Statua di Sileno al museo del Louvre di Parigi

Sopra una statua rappresentante un Sileno. I Sileni sono genî teriomorfi, di natura però equina, con le orecchie e la coda di cavallo e spesso anche il caratteristico zoccolo degli equini.


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