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News scioperi e vertenze da collettiva.it (CGIL)

#scioperi #lavoro #vertenze #CGIL

News n. 1
Fp Cgil ER e Bologna: 3000 firme per stabilizzare i precari della sanità
Il personale precario assunto durante l'emergenza covid dovrebbe essere stabilizzato. A sostenerlo, anche con una raccolta firme, la Fp Cgil dell'Emilia-Romagna e di Bologna. Questa mattina (18 gennaio) il sindacato ha consegnato oltre tremila sottoscrizioni raccolte nei presidi ospedalieri della Regione a questo scopo (duemila solo nel capoluogo). La consegna è avvenuta durante un incontro con l'assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini, al quale erano presenti il responsabile regionale alla Sanità della Fp-Cgil Marco Blanzieri, e il responsabile della Sanità dell'area metropolitana Fp-Cgil di Bologna Gaetano Alessi.
 
"Riteniamo necessario che tutti i professionisti, di tutte le professioni, che hanno risposto alla chiamata di aiuto del servizio sanitario regionale, in un momento di grande necessità, vedano trasformarsi in un orizzonte non determinato la loro esperienza dentro le strutture sanitarie della regione - dicono i sindacalisti -. Così come riteniamo necessario che le graduatorie attualmente in essere vadano esaurite e che una nuova stagione di concorsi veda la luce nel 2021. Già molte sono state le stabilizzazioni e altre ne verranno fatte in relazione alla proroga della maturazione dei requisiti al  31 dicembre 2021. Come Fp Cgil siamo al fianco di tutti gli operatori perché - concludono Blanzieri e Alessi - una sanità pubblica più forte è una garanzia per tutti, specialmente per i più deboli".
Data articolo: Mon, 18 Jan 2021 16:04:39 GMT
News n. 2
Cooperativa Svoltare, lavoratori a tasche vuote

Momento critico per i lavoratori della cooperativa Svoltare di Parma. I 23 addetti continuano a lavorare a pieno ritmo, cercando di proseguire le loro attività, in una condizione estremamente complicata, non avendo ancora recepito lo stipendio relativo al mese di dicembre. Quello che si sa, ad oggi, è che manca una prospettiva di pagamento, non essendo stati sbloccati i conti correnti dedicati all'erogazione delle retribuzioni. A darne notizia una nota sindacale della Fp Cgil Parma.

Una condizione che inficia anche la quotidianità professionale, visto che i lavoratori, attualmente, non possono svolgere, con i ragazzi accolti, alcuna attività che comporti l'esborso di denaro, essendo bloccati i fondi dedicati alle spese generali e ai pocket money. Questa situazione inevitabilmente inizia a creare nervosismo tra chi accede alla struttura e una sempre maggiore difficoltà da parte dei lavoratori.

“In una indagine complessa ancora in corso – si legge nel comunicato – come organizzazione sindacale poniamo l'attenzione sui 23 dipendenti della Cooperativa e sulla urgenza che vi sia un confronto dedicato che inizi a ragionare degli sviluppi, anche futuri, di questa vicenda”.

Per il sindacato, le questioni fondamentali siano due: “come e in che modo assicurare il pagamento degli stipendi, se le attività dovessero proseguire nei mesi prossimi, e come tutelare questi lavoratori se invece si scegliessero strade alternative a quelle attuali nella gestione dei servizi di accoglienza, come ad esempio affidare ad altri gestori questi servizi”.

“In questa vicenda i lavoratori che hanno assicurato in questi anni professionalità, attenzione, disponibilità e sensibilità rischiano di ritrovarsi senza un'occupazione, senza stipendio e senza prospettive. Come Fp Cgil territoriale abbiamo già dato la nostra completa disponibilità alla tutela di questi lavoratori e seguiremo la vicenda che li riguarda”.

Data articolo: Mon, 18 Jan 2021 14:47:34 GMT
News n. 3
Nippon Express Spa, continua lo sciopero contro il trasferimento

Domani (19 gennaio) incroceranno le braccia i lavoratori della multinazionale giapponese Nippon Express Spa del sito logistico di Bomporto, in provincia di Modena. La protesta è stata indetta contro il trasferimento a 153 chilometri di distanza dal sito attuale, presso la sede di Breganze, nel vicentino. Lo sciopero di domani è un'altra tappa di una iniziativa di lotta a oltranza proclamata dai dipendenti insieme alla Filt Cgil provinciale contro l'indisponibilità aziendale a valutare trasferimenti in sedi più vicine per i 6 lavoratori.

Allo stesso tempo, i vertici del gruppo non sono disponibili a valutare un congruo incentivo all'esodo per chi non può permettersi il cambio di sede e a fronte di professionalità anche trentennali. L'azienda, a titolo di indennizzo, offre un massimo di tre mensilità come indennizzo. Per questo, proprio nel quadro di questa astensione dal lavoro a oltranza, decisa a partire dalla metà della scorsa settimana, domani in mattinata i lavoratori di Nippon Express daranno vita ad un presidio davanti ai cancelli dell'azienda, nel corso del quale, alle 10:30, si terrà una conferenza stampa.

Data articolo: Mon, 18 Jan 2021 14:15:00 GMT
News n. 4
Dopo l'Italia, la Spagna: i rider sono dipendenti

A pochi giorni dalla sentenza del Tribunale di Bologna che, nell'accogliere il ricorso di Nidil, Filcams e Filt Cgil, ha dichiarato il carattere discriminatorio dell'algoritmo adottato da Deliveroo per gestire le prenotazioni delle sessioni di lavoro della sua rete di rider, il Tribunale del lavoro di Barcellona infligge un nuovo duro colpo al modello della multinazionale inglese. In una sorta di “dialogo carsico” tra le diverse magistrature europee, i giudici del lavoro di vari Paesi riconducono nell'area della subordinazione il rapporto di lavoro dei rider, mostrando un'indubbia capacità reattiva di adattamento delle norme del lavoro all'evoluzione dell'economia digitale.

La sentenza del Tribunale spagnolo n. 259/20, nelle sue fitte 21 pagine di analisi del funzionamento della piattaforma, conferma le conclusioni alle quali era pervenuta un'ispezione del lavoro (definitasi nel luglio 2018) che aveva imposto all'azienda spagnola, operante con il marchio della multinazionale inglese del food delivery, l'assunzione di 748 rider facenti parte della sua rete di recapito.

La decisione, nel definire lo speciale procedimento “de oficio” avviato su iniziativa dell'amministrazione, si caratterizza per un'ampia disamina delle caratteristiche della piattaforma digitale e del lavoro dei rider, dalla quale emerge il puntuale controllo effettuato attraverso un continuo monitoraggio attuato tramite geolocalizzazione di tutta la rete dei rider, gestita sulla base di un sistema di prenotazioni delle sessioni di lavoro del tutto analogo a quello definito discriminatorio dal Tribunale di Bologna. Descritta l'organizzazione del lavoro e richiamata la decisione della Corte di cassazione spagnola sul caso “Glovo”, emanata il 25 settembre 2020, il giudice catalano esclude l'esistenza di una concreta autonomia in capo ai rider nello svolgimento della prestazione, un'effettiva facoltà di autodeterminazione e un reale rischio imprenditoriale.

La decisione perviene alla conclusione della subordinazione del rapporto attribuendo una rilevanza significativa all'inserimento organico del rider nel ciclo produttivo della società che, senza questi lavoratori, non è in condizione di svolgere la propria attività, poiché il suo ridotto personale stabile svolge mansioni solo accessorie all'effettivo servizio reso ai ristoranti. La decisione conclude, pertanto, che “i fattorini erano inseriti nella sfera di governo, di direzione e gestione“ della società, che si avvaleva della loro opera non potendo altrimenti effettuare il servizio.

La subordinazione viene affermata dal giudice spagnolo, quindi, ritenendo prevalente, nel modello organizzativo esaminato, gli elementi propri di tale tipo contrattuale rispetto a quelli dell'autonomia. Tutto ciò nonostante il sistema giuridico iberico preveda un contratto specifico per il lavoratore autonomo economicamente dipendente (il contratto cosiddetto “trade”) regolato dalla legge 20 dell'11 luglio 2007, per certi versi similare a quella del lavoratore etero-organizzato, nel quale erano assunti i rider spagnoli.

Nella decisione del Tribunale, ai fini della qualificazione del rapporto, assumono carattere dirimente i rilievi presenti anche in alcuni provvedimenti italiani e francesi sul sistema di attribuzione del ranking reputazionale legato alla performance del rider idoneo a determinare una sorta di potere disciplinare atipico, nonché la modesta organizzazione di mezzi “molto poco significativa in relazione all'importante organizzazione strutturale necessaria per svolgere l'attività” messa in campo dalla società, che rendono palese l'alienità dell'attività svolta dal rider (“la conclusiòn es que sì existe ajenidad de frutos y riesgos”).

Un'importante conclusione del Tribunale della “Ciudad Condal”, che evoca chiaramente la teoria della “doppia alienità” a suo tempo affermata dalla Corte costituzionale italiana nella lontana, ma oggi più che mai attuale, sentenza n. 30 del 5 febbraio 1996, di recente posta a fondamento del riconoscimento della subordinazione di un rider dal Tribunale di Palermo nella sentenza del 24 novembre 2020 in una nota vicenda giudiziaria.

Data articolo: Mon, 18 Jan 2021 13:17:18 GMT
News n. 5
Cgil-Fp: Roma capitale conferma i tagli al sociale

"Dopo la mobilitazione e le iniziative congiunte con le centrali cooperative sul nodo centrale delle risorse previste per il 2021 nel bilancio capitolino per la spesa sociale, venerdì 15 gennaio si è svolto il primo confronto con l'assessora alle politiche sociali Veronica Mammì e l'assessorato al bilancio di Roma capitale". Lo dicono la Cgil e Fp Cgil di Roma e Lazio: "E' lo stesso assessorato al bilancio che conferma un taglio di 700 milioni di euro complessivi rispetto al bilancio precedente, ammettendo una sofferenza soprattutto nelle risorse destinate ai Municipi. La contrazione dei servizi durante la pandemia ha significato meno ore di lavoro e di assistenza: continuiamo a sostenere che l'anno appena trascorso non possa essere preso a riferimento come spesa storica e che un'ulteriore contrazione sarebbe un colpo insostenibile al sistema di welfare, mettendo a rischio servizi e lavoro".

Cgil e Fp Cgil di Roma e del Lazio specificano che "per comprendere meglio gli effetti delle minori risorse previste, in termini di ore di assistenza nelle tante branche in cui si articolano i servizi sociali cittadini, è necessaria un'analisi specifica delle voci di spesa: attendiamo che la Ragioneria generale, come si è impegnata a fare accogliendo la nostra richiesta, comunichi il dettaglio delle risorse voce per voce, distinguendo tra quelle vincolate e quelle libere, disponibili per garantire i servizi. L'assessorato al Bilancio ci ha assicurato di essere al lavoro per predisporre un maxi emendamento correttivo del bilancio che possa sanare in parte i tagli, senza però quantificare le risorse e i capitoli di intervento e anticipando la disponibilità di ulteriori finanziamenti che arriveranno dallo Stato".

Riguardo le disomogeneità registrate rispetto alla rimodulazione dei servizi durante l'emergenza sanitaria, dai ritardi sui pagamenti alle mancate attivazioni, il sindacato registra "l'impegno a fare finalmente chiarezza sulle procedure per garantire il pagamento dei servizi rimodulati, con una circolare di indirizzo ai Municipi sottoscritta da Ragioneria generale e direttori di dipartimento. Una delle principali criticità che abbiamo denunciato in questi mesi". Altrettanto urgente è portare avanti "il confronto sull'adeguamento delle tariffe dei servizi, in coerenza degli aumenti stabiliti dal ccnl cooperative sociali rinnovato due anni fa, come in altre realtà italiane già si sta facendo: un ingiustificabile ritardo, che sono i lavoratori stessi a pagare. In una città molto provata dalla pandemia e dalla necessità di aumentare i servizi sociali per la popolazione debole, continuiamo a sostenere la necessità di investire ed estendere il sistema di welfare cittadino: non possiamo accettare che le ore di assistenza ai disabili, agli anziani, l' integrazione degli alunni disabili siano tagliate. Continueremo la nostra vertenza sui fondi dedicati al sociale fino a quando la sindaca Raggi non cambierà il bilancio".

Data articolo: Mon, 18 Jan 2021 13:01:00 GMT
News n. 6
Sale da gioco, 30 mila ancora a casa

Mesi di chiusura forzata, ammortizzatori sociali non all'altezza e scarsa attenzione da parte delle istituzioni. Questo è quanto denunciano da mesi i sindacati e i lavoratori delle sale bingo e delle gaming hall. Il settore, tra addetti nelle sale e nei servizi accessori, dà lavoro a circa 30 mila persone. Di queste, 12 mila sono impiegate nelle sale bingo. Ora i sindacati chiedono con urgenza la riapertura o, quantomeno, una data certa.

I dipendenti percepiscono attualmente il Fondo d'integrazione salariale, che però ha conseguenze sulle retribuzioni dirette e differite. A tal proposito, i sindacati denunciano come per molti lavoratori manchi ancora un completo sostegno dall'Inps. “Andrebbe rivalutato il supporto economico per il personale e le aziende del settore” spiega Luca De Zolt, della Filcams Cgil nazionale: “I massimali del Fondo d'integrazione salariale vanno rivisti perché gli ammortizzatori sociali nel lungo periodo generano povertà. Questa situazione, fatta di sostegni non adeguati e poche prospettive, ha creato incertezza tra gli operatori”.

Il gioco legale in Italia è uno dei comparti più penalizzati dalla pandemia di Covid-19. L'esponente sindacale denuncia la poca attenzione nei confronti dei lavoratori: “Abbiamo rilevato un atteggiamento quasi discriminatorio. Le sale hanno chiuso a marzo, come la maggior parte delle attività. Siamo ripartiti a giugno ma poi, con l'arrivo della seconda andata, abbiamo chiuso nuovamente. Al momento non c'è una data per riaprire”.

I rischi di contagio nelle sale da gioco sono minimi, anche grazie al protocollo di sicurezza elaborato dalle parti sociali negli scorsi mesi, in collaborazione con l'università di Bologna. I pericoli, dati alla mano, sarebbero altri. “Siamo consapevoli del fatto che il gioco non sia un attività essenziale – continua De Zolt – ma così si rovinano migliaia di famiglie. Non scordiamoci poi che il gioco legale è la risposta a quello illegale. Tenendo chiuse le sale, si fa un regalo alla criminalità organizzata”.

Gaming hall e sale bingo garantiscono un forte contributo per il bilancio dello Stato. Tra prelievi diretti dalle giocate e imposte dirette delle imprese e dei lavoratori, il settore del gioco legale ha un ruolo importante a livello economico e non può essere dimenticato dalle istituzioni. A tal proposito, l'11 gennaio scorso sindacati (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil) e associazioni del comparto (Fipe, Confcommercio, Egp, Federbingo e Operbingo Italia) si sono riuniti e hanno emanato un avviso comune. “Chiediamo al governo - conclude De Zolt - di individuare nuove misure per un rapido riavvio dell'attività, nel rispetto delle norme di sicurezza. Auspichiamo, inoltre, una valutazione delle ricadute economiche e sociali della chiusura di questi mesi”.

Data articolo: Mon, 18 Jan 2021 12:49:34 GMT
News n. 7
La Brexit, l'accordo e gli effetti sui lavoratori

Come Consulta giuridica abbiamo pensato utile tradurre dall'inglese due articoli usciti sulla stampa britannica, relativi ad aspetti ancora poco indagati dell'accordo commerciale e di cooperazione post-Brexit (Trade and Cooperation Agreement): il loro impatto sui diritti di chi lavora. Gli autori sono i giuristi N. Countouris, K. Ewing e J. Hendy, membri dell'Institute of Employment Rights, un think tank vicino alla confederazione Tuc con il quale la Consulta giuridica ha attivato una proficua collaborazione.

Il primo articolo è stato pubblicato con il titolo The Brexit agreement and workers' rights sul quotidiano britannico Morning Star del 30 dicembre 2020 (qui l'originale). Gli autori forniscono il loro punto di vista sulle implicazioni dell'accordo sulla Brexit per il movimento dei lavoratori.

Il secondo articolo è stato pubblicato con il titolo The Brexit deal and the International Labour Organisation Conventions sul Morning Star del 31 dicembre 2020 (qui l'originale). Lungi dal costituire un motivo di ottimismo, l'impegno previsto nell'accordo post-Brexit di lavorare nel rispetto delle norme dell'Oil non appare veritiero, sostengono gli autori. 

Si ringrazia Andrea Allamprese, Silvia Borelli e Sofia Gualandi che hanno curato la traduzione.

Lorenzo Fassina è responsabile Consulta giuridica e Ufficio giuridico e vertenze Cgil

Data articolo: Sat, 16 Jan 2021 12:52:30 GMT
News n. 8
Fvg, sindacati: bene bocciatura legge regionale su incentivi alle assunzioni

Cgil, Cisl e Uil del Friuli Venezia Giulia salutano con favore la recente sentenza con cui la Corte Costituzionale (281/2020) ha giudicato illegittima la norma contenuta nella legge regionale 9/2019 (e successivamente inserita anche nella legge 17/2020 sul lavoro), che prevede incentivi alle aziende che assumono lavoratori disoccupati a seguito di crisi aziendali se residenti da almeno 5 anni nel territorio regionale.

Si tratta, si legge in una nota unitaria, "di una disposizione che i sindacati avevano in varie occasioni denunciato come discriminatoria, in quanto ingiustamente penalizzante nei confronti di chi, pur colpito da crisi verificatesi sul territorio regionale, non abbia maturato i richiesti requisiti di residenza. Con la bocciatura della norma viene ripristinata quella parità di trattamento, principio non negoziabile per le organizzazioni sindacali confederali, che permetterà a tutti di beneficiare degli incentivi previsti e delle maggiori opportunità di trovare un nuovo lavoro ad essi connesse".

Positivi anche gli effetti sul lavoro transfrontaliero, con particolare riferimento a lavoratori residenti nei paesi limitrofi che si dovessero trovare nella condizione di aver perso il proprio posto di lavoro. Su questo specifico aspetto, Cgil, Cisl e Uil sottolineano che, "lungi da avere conseguenze negative come quelle lamentate da parte della Giunta regionale, questa sentenza apre finalmente la strada alla possibilità di comporre in modo non discriminatorio il quadro giuridico del lavoro frontaliero in Friuli Venezia Giulia, con norme che finalmente incentivino l'emersione dal sommerso. È necessario che tutti gli attori coinvolti lavorino congiuntamente per la rimozione di ogni ostacolo verso questo obiettivo, al fine di raggiungere quanto prima un mercato del lavoro finalmente regolamentato in modo equo e pienamente rispettoso del principio della parità di trattamento. Solo così sarà possibile sconfiggere il lavoro nero e irregolare, con ovvi benefici non soltanto sui lavoratori transfrontalieri, ma anche sulle entrate contributive e fiscali".

Il senso del giudizio della Consulta, per i sindacati, "non è quello di aprire all'erogazione di misure di welfare a vantaggio di persone che sono residenti in altre regioni o in altri paesi, bensì di restare nell'alveo della legislazione nazionale e comunitaria, creando le premesse per un mercato del lavoro correttamente regolamentato. E tutelando, in linea con i principi comunitari, anche i diritti di chi, pur non risiedendo in regione, lavora continuativamente alle dipendenze di aziende o famiglie del Friuli Venezia Giulia."

Cgil, Cisl e Uil, pertanto, "si appellano al Governo regionale perché non corra, come annunciato, alla ricerca di nuove soluzioni per mantenere inalterato il principio della tutela preferenziale dei residenti in Friuli Venezia Giulia, posto che quest'azione si rivelerebbe non solo incompatibile con la legislazione comunitaria, ma anche improduttiva e dannosa, alla lunga, nell'ottica di una gestione corretta ed efficace del mercato del lavoro".

Data articolo: Sat, 16 Jan 2021 11:46:07 GMT
News n. 9
L'accordo sulla Brexit e i diritti dei lavoratori

Questo articolo è stato pubblicato con il titolo The Brexit agreement and workers' rights sul quotidiano britannico Morning Star del 30 dicembre 2020. Gli autori sono N. Contouris, K. Ewing e Lord Hendy QC (Institute of Employment Rights).

Poco meno della metà dell'intera popolazione del Regno Unito è costituita da lavoratori, e la maggior parte del resto della popolazione dipende dalla retribuzione di questi ultimi. I diritti dei lavoratori sono pertanto cruciali. Il partito laburista è stato creato all'inizio del XX° secolo con il mandato di tutelare i diritti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Sotto la nuova leadership di Starmer, il partito laburista del XXI° secolo sta per votare a sostegno dell'accordo commerciale e di cooperazione (Trade and Cooperation Agreement -TCA) post-Brexit negoziato da Boris Johnson – un accordo che, per ammissione stessa del nuovo leader, non "sostiene i diritti dei lavoratori". I parlamentari laburisti che votano con i tories per sostenere il Tca dovrebbero farlo nella piena consapevolezza delle sue implicazioni per i diritti dei lavoratori. Il fatto che il governo abbia deliberatamente creato una situazione in cui sembra che una Brexit senza accordo sia l'unica alternativa al Tca non è un motivo per non votare contro tale accordo.

La proroga delle disposizioni transitorie al fine di ottenere un accordo migliore sarebbe stata possibile. I diritti dei lavoratori garantiti dall'Ue non sono affatto esaustivi. Ma sono comunque importanti per la salute e la sicurezza, l'eguaglianza e la non discriminazione, le ferie retribuite, l'orario di lavoro, e così via. Pertanto qualsiasi peggioramento degli stessi è pericoloso. Sebbene la Corte di Giustizia dell'UE abbia adottato decisioni pessime in materia di diritto di sciopero e di contrattazione collettiva, la Brexit ci ricorda che la legislazione del Regno Unito su tali diritti collettivi può essere persino peggiore. Nel 2019 l'Institute of Employment Rights ha espresso una serie di preoccupazioni in merito ai diritti dei lavoratori in tutte le future relazioni con l'Ue. Nessuna di queste preoccupazioni è stata fugata dal Tca. È vero che l'accordo prevede che né l'Ue né il Regno Unito debbano "indebolire o ridurre, in modo tale da incidere sugli scambi o sugli investimenti tra le parti, i propri livelli di protezione sociale e del lavoro al di sotto dei livelli in vigore al termine del periodo di transizione".

Ma ciò deve essere letto con molta cautela. In primo luogo, la disposizione sopra riportata non implica che non vi possa essere in assoluto alcun peggioramento: come ha sottolineato il governo britannico, essa prescrive che nessun peggioramento delle norme debba "incidere sugli scambi o sugli investimenti". Sarà difficile dimostrare che la riduzione delle ferie retribuite o l'aumento del periodo di esposizione dei lavoratori a sostanze chimiche pericolose incideranno sugli scambi o sugli investimenti. In secondo luogo, quanto concordato non implica che tutti i diritti esistenti debbano essere salvaguardati nella loro forma attuale o con lo stesso livello di tutela specifica. Un ritorno ai peggiori standard esistenti prima dell'introduzione della normativa di derivazione dell'Unione Europea sembra essere consentito dalla formula che definisce "i livelli di protezione sociale e del lavoro" come "livelli di protezione garantiti in generale" nella legislazione. In tale prospettiva, il mantenimento di una protezione generale, a fronte della soppressione di una protezione specifica, parrebbe essere sufficiente. In terzo luogo, qualora ci fossero ancora dubbi sulla possibilità del Regno Unito di peggiorare i livelli di tutela, l'art. 6, par. 2, del Titolo XI della Parte II del Tca sancisce "il diritto di ciascuna parte di stabilire le proprie politiche e priorità, [...] di determinare i livelli di protezione sociale e del lavoro che ritiene appropriati e di adottare o modificare la propria legislazione e le proprie politiche in maniera compatibile con i propri impegni internazionali".

È per questo motivo che il governo di Westminster, nella sua sintesi del Tca, in riferimento ai diritti di chi lavora, afferma che "il diritto dell'UE vigente non avrà un posto speciale nei testi normativi del Regno Unito". Ciò denota la malcelata intenzione del governo di diluire il livello di tutela dei diritti dei lavoratori garantito dall'UE. Pertanto, anche se i bambini non verranno rispediti a pulire i camini, il Tca consente al governo britannico, con la sua maggioranza di 80 seggi al Parlamento britannico, di modificare la legislazione di derivazione eurounitaria attualmente in vigore, che si tratti dei livelli di risarcimento nei casi di discriminazione o delle disposizioni sul diritto alle ferie annuali retribuite. Non si tratta di paure immaginarie. A titolo esemplificativo, si possono ricordare gli elementi forniti dall'attuale Primo Ministro Johnson alla Commissione Tesoro del Parlamento britannico quando, in qualità di Ministro degli Esteri, ha affermato che cose come "la direttiva sull'orario di lavoro, [...] la legge sulla protezione dei dati personali, [...] molte direttive e regolamenti emanati da Bruxelles, sia in ragione dell'onerosa e non necessaria sovraregolamentazione (gold-plating) introdotta nel nostro paese, sia semplicemente a causa di una cattiva redazione o altro, sono risultati troppo costosi [...] Queste discipline non sono perfettamente adatte alle esigenze della nostra economia".

Ciò non aveva senso. Tuttavia, ora dobbiamo prepararci all'eliminazione della “sovraregolamentazione” e a modifiche della formulazione dei diritti dei lavoratori. Tale legislazione rischia di condurci al di sotto del livello di quanto consentito nel Tca. In tal caso, però, la debolezza dei meccanismi di supervisione e di applicazione delle norme finalizzate a prevenire il regresso degli standard sociali garantirà al governo la possibilità di agire con relativa impunità. Una questione che desta grande preoccupazione è perciò l'assenza di un organo giudiziario indipendente, che valuti se le disposizioni che vietano il regresso siano state violate o meno. L'art. 6, par. 4, del Titolo XI della Parte II dell'Accordo precisa che qualsiasi controversia che sorga in merito alle disposizioni sociali e relative al lavoro non sarà risolta conformemente alla più solida procedura di arbitrato standard prevista nel Tca per risolvere altre questioni (procedura che si applica, ad es., quando una controversia riguarda l'uso improprio di aiuti di Stato e di altre sovvenzioni). Al contrario, tali eventuali controversie dovranno essere risolte facendo riferimento alle procedure di scarsa qualità previste dall'art. 9 del Titolo XI della Parte II(5). Quest'ultima disposizione prevede soltanto una consultazione tra le parti (ossia il Regno Unito e l'Ue); qualora le stesse non giungano a un accordo, un "gruppo di esperti" formula raccomandazioni non vincolanti. Se una parte rifiuta di accettare e di adempiere a tali raccomandazioni non vincolanti, il paragrafo 3 dell'art. 9 consente alla parte lesa di adottare misure temporanee unilaterali, compresa la sospensione di certe disposizioni del Tca.

Tali misure sono, come si è detto, temporanee, e l'altra parte può chiederne il riesame da parte di un tribunale arbitrale(6). In alcuni casi, in base al paragrafo 4 dello stesso art. 9, la parte che ritiene che l'altra si sia discostata in modo significativo dalla sua legislazione del lavoro o sociale può adottare "misure di riequilibrio" (“rebalancing measures”) unilaterali, comprese le tariffe. Ciò può apparire un deterrente adeguato a prevenire il dumping sociale, ma come sempre il diavolo è nei dettagli. Anzitutto, anche le “misure di riequilibrio” possono essere impugnate avanti a un tribunale arbitrale; inoltre, esse devono essere "strettamente necessarie e proporzionate" e "basarsi su prove attendibili e non solo su congetture o remote possibilità".

D'altra parte, l'intero processo di "risoluzione delle controversie" si presta a ritardi, risultati imprevedibili e costi considerevoli. Ad es., nel luglio 2019, la Commissione europea ha chiesto a un gruppo di esperti di riferire in merito alla presunta violazione, da parte della Corea del Sud, di una serie di importanti Convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Ad oggi, il panel non ha ancora riferito in merito a tali accuse. Infine, i lavoratori e i sindacati non possono avviare tali procedimenti e, a differenza di quanto accade per le sentenze dei tribunali, una decisione di un collegio arbitrale o di un tribunale arbitrale non è direttamente vincolante per la giurisprudenza. A causa di tali carenze, l'esperienza dimostra che gli Stati firmatari di accordi commerciali internazionali di solito tollerano notevoli livelli di divergenza tra i sistemi di protezione del lavoro, piuttosto che ricorrere a onerose, inefficaci e imprevedibili procedure di risoluzione delle controversie, come quelle previste dal Tca. Tuttavia, dato il potere riservato dal governo al Regno Unito di dilapidare per legge il lascito dell'UE, l'inefficacia di queste procedure potrebbe non dover essere mai rivelata. Non c'è dubbio che, nell'estenuante negoziato (e con sgomento sia dei Leavers che dei Remainers), è stato il governo di Westminster a insistere per ottenere il potere di indebolire gli attuali diritti dei lavoratori britannici. E tale risultato è stato raggiunto.

Data articolo: Sat, 16 Jan 2021 06:16:00 GMT
News n. 10
Amazon Rovigo, lavoratori usa e getta

A Rovigo c'è chi dice siano 400, chi 350. La sostanza cambia poco. Sono lavoratori precari che sgobbano per la catena Amazon. Sono i cosiddetti natalini, lasciati a casa tra il 20 dicembre e la fine delle feste. Un altro capitolo della illogica logistica. Una delle tante storie potrebbe esser quella di un uomo che, alla disperata ricerca di un impiego, accetta di trasferirsi dalla Sicilia alla provincia veneta per un contratto che va da metà ottobre 2020 al massimo fino al 6 gennaio, l'Epifania che quasi tutti i lavori di Amazon si porta via. La speranza di ognuno di loro, volti, mani, gente in carne e ossa, con il sogno di un futuro stabile e la paura della pandemia, come tutti noi, è di vincere alla lotteria, che sarebbe improprio chiamarla selezione, e vedersi rinnovato quel contratto precario, magari tirando fino a Pasqua, o, addirittura, fare bingo e ritrovarsi in tasca un indeterminato. In fin dei conti i manager di Bezos su Rovigo ne promisero, al taglio del nastro, 900 in tre anni. Prima o poi dovranno pur iniziare. Una buona fetta dei primi 200, ci racconta la Cgil, sono trasferimenti da Piacenza e persino dal Lazio, non nuove assunzioni. Per altro tutte figure medio alte e soprattutto alte. Ma tant'è, la speranza è l'ultima a morire. La realtà, quasi sempre, è che il giorno prima, se va bene, il giorno stesso, se va male, all'addetto viene comunicato che il contratto non sarà rinnovato. Da un minuto all'altro, il nostro siciliano si ritrova a Rovigo, senza più un lavoro, l'affitto da saldare e il ritorno a casa che assomiglia maledettamente al ritorno alla casella del via. Un gioco dell'oca in cui non sono previsti bonus.

L'inizio di questa illusione arriva con il famigerato Black Friday. Ai 200 stabili e ai 100 delle mense e pulizie se ne aggiungono circa 600, tutti precari. Molti di loro mog, monte ore garantito. Tanti di loro già non ci sono più. “Questo – commenta preoccupato il segretario della Camera del Lavoro di Rovigo, Pieralberto Colombo – ci preoccupa tantissimo. Perché il bacino dei precari diventerà sempre più ampio, anche geograficamente. Perché molti non potranno essere richiamati per le normative che mettono un tetto di durata ai contratti a termine. Molti non passeranno le selezioni Amazon, per altro discutibili nelle modalità. Molti altri mollano per le condizioni insopportabili. Così, al prossimo picco, saranno sempre di più quelli che arrivano da lontano, dalla Puglia, dalla Sicilia, dalla Calabria. Per approdare in un territorio che ha già evidenziato problemi grandissimi legati alla possibilità di trovare abitazioni e ai trasporti per e dallo stabilimento. Ecco perché insisteremo affinché le istituzioni locali chiedano all'azienda di contribuire a risolvere il problema in una logica di responsabilità sociale d'impresa. Considerando anche i proventi”. Al sindacato conoscono bene la situazione ora che fuori dagli uffici hanno la fila di quelli che cercano aiuto per richiedere la Naspi. Molti sono arrabbiati. Sfumata l'ultima illusione di vedersi confermati o, addirittura, stabilizzati, sono pronti a raccontare, senza peli sulla lingua, le condizioni di lavoro, spesso brutali.

Brutali come “quei fenomeni carsici – li chiama il segretario della Cgil provinciale – con cui chi può, in modi tutt'altro che regolari, specula sulla situazione. E quindi locazioni alle stelle, locali che affittano camper a 3 euro al giorno o offrono passaggi in macchina non proprio gratuiti. E, dall'altra parte, persino tre denunce di lavoratori che, scaduto il contratto, sono tornati a casa alla chetichella senza saldare l'ultimo periodo dell'affitto”. È il lavoro povero, ammette tristemente Pieralberto Colombo. Con tutto il suo corollario di miserie. I picchi di Amazon quasi come la stagione di raccolta nelle campagne. I precari sempre pronti, simili all'esercito di braccianti. Sta nascendo tutto questo all'ombra del colosso americano e della sua fortuna. Miliardi di dollari accumulati risparmiando sui diritti delle persone.

 

 

Data articolo: Sat, 16 Jan 2021 06:09:00 GMT
News n. 11
L'accordo sulla Brexit e le Convenzioni dell'Oil

Questo articolo è stato pubblicato con il titolo The Brexit deal and the International Labour Organisation Conventions sul quotidiano britannico Morning Star del 31 dicembre 2020. Gli autori sono N. Contouris, K. Ewing e Lord Hendy QC (Institute of Employment Rights).

Come sottolineato nel nostro precedente articolo, l'accordo commerciale e di cooperazione (Trade and Cooperation Agreement — Tca) tra l'Ue e il Regno Unito è stato concepito per consentire la diluizione da parte di quest'ultimo dei diritti dei lavoratori derivanti dal diritto dell'Ue in vigore al 31 dicembre 2020. Il Tca non offre alcuna garanzia di mantenere l'allineamento a tali diritti dopo la Brexit; con ogni probabilità, gli standard britannici si ridurranno, via via, rispetto a quelli dei paesi dell'Unione. Vi sono tuttavia altre disposizioni del Tca, relative ai diritti dei lavoratori, che non dovrebbero passare inosservate; tra queste si annovera l'art. 8 del Titolo XI del capitolo II relativo al commercio e allo sviluppo sostenibile. Per i non addetti ai lavori, ciò potrebbe sembrare promettente, in quanto le parti ribadiscono il loro impegno a favore dello sviluppo del commercio internazionale "in modo da promuovere un lavoro dignitoso per tutti, come previsto nella Dichiarazione dell'Oil del 2008 sulla giustizia sociale per una globalizzazione equa".

Oltre a questo, l'art. 8, par. 3, in discorso impegna le parti a “rispettare, promuovere e attuare efficacemente” gli international core labour standards, come definiti nelle Convenzioni fondamentali dell'Oil, vale a dire: La libertà di associazione e l'effettivo riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva; L'eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato o obbligatorio; L'effettiva abolizione del lavoro minorile; nonché L'eliminazione di ogni discriminazione in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Le convenzioni dell'Oil sulla libertà di associazione comprendono la tutela del diritto di sciopero e di contrattazione collettiva, e il diritto per i sindacati di stabilire le proprie regole e attività. Le convenzioni prevedono livelli di protezione molto più avanzati rispetto all'attuale diritto del lavoro britannico.

Tuttavia, nonostante ciò, sarebbe un errore entusiasmarsi in riferimento all'art. 8: l'impegno ad "attuare efficacemente" le norme dell'Oil è infatti privo di senso. Si tratta - come sostiene il Prof. Tham dell'Università di Melbourne - di una forma di "falsa regolamentazione", tipica di altri testi neoliberali. In altre parole, l'art. 8 è solo un'affermazione retorica, che non intende vincolare nessuno e che, di fatto, non vincola nessuno. Diciamo questo perché il contenuto dell'art. 8 è stato copiato (e incollato) da numerosi altri accordi di libero scambio, nell'ambito dei quali norme come questa non hanno prodotto alcun effetto. Tra questi figurano gli accordi di libero scambio negoziati dall'Ue che recano le firme dei primi ministri britannici, come gli accordi con la Corea del Sud e con il Canada (Non è dunque un caso che, prima della Brexit, il Regno Unito non avesse obblighi derivanti da trattati di libero scambio).

Nonostante accordi di questo tipo e impegni assunti per attuare efficacemente gli obblighi derivanti dalle Convenzioni dell'Oil, nel 2016 i tories di David Cameron hanno introdotto il Trade Union Act. Quest'ultimo è stato aggiunto dal comitato di esperti dell'Oil alla lunga lista di violazioni della libertà di associazione da parte del Regno Unito, un articolato elenco aperto nel 1989 e che da allora è stato integrato quasi ogni anno. Durante il governo di Johnson è probabile che tale elenco sarà ampliato a causa delle restrizioni ancora maggiori imposte ai sindacati (si pensi all'impegno, assunto nel manifesto elettorale dei tories, di introdurre limiti ancora più rilevanti alle azioni sindacali nel settore ferroviario). Anche l'Ue (e alcuni Stati membri) continuano a violare le Convenzioni dell'Oil i noti casi Viking e Laval ne sono buoni esempi. In essi, si ricorderà, la Corte di giustizia dell'Ue ha subordinato i diritti sindacali al diritto delle imprese di praticare il dumping sociale. L'azione organizzata dai sindacati in risposta a tali pratiche sarebbe consentita solo se rispettasse condizioni molto strette, condizioni che il comitato di esperti dell'Oil - in un caso riguardante il sindacato britannico Balpa - ha in seguito ritenuto in violazione della Convenzione Oil n. 87.

L'Ue potrebbe rispettare gli obblighi derivanti dalle Convenzioni Oil solo se la Corte di giustizia ribaltasse la sua decisione del 2007 nel caso Viking, o se vi fosse una modifica del trattato per dare priorità giuridica al diritto di sciopero nel diritto dell'Ue. Nessuna delle due alternative è probabile che si verifichi. L'Ue non è pertanto nella posizione di denunciare la persistente violazione, da parte del Regno Unito, delle norme dell'Oil, che la stessa Ue è attualmente incapace di rispettare a causa del suo diritto costituzionale. Entrambe le parti hanno quindi assunto gli impegni sulla base dell'art. 8 nella piena consapevolezza di non poterli rispettare. Sebbene esse negheranno certamente siffatta violazione, viviamo in un mondo di non rispetto “mutualmente garantito”, in cui non è nell'interesse di alcuna delle parti sollevare una denuncia nei confronti dell'altra.

L'art. 8 continuerà pertanto ad essere ciò che sono analoghe disposizioni contenute in altri accordi di libero scambio: inutile. Si deve tuttavia sottolineare che l'art. 8, par. 3, del Titolo XI del Capitolo II del Tca contiene un esplicito impegno ad attuare l'effettivo “riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva" (“the effective recognition of the right to collective bargaining;”: lett. a). Se ciò fosse preso sul serio, sarebbe estremamente importante. Dopo 40 anni di "riforme” neoliberali, la copertura della contrattazione collettiva nel Regno Unito è scesa dall'82 % del 1979 a circa un 27 % complessivo di oggi, con poco più della metà di quella cifra nel settore privato. Nell'Ue, invece, la Commissione si sta preoccupando dei paesi con livelli di contrattazione inferiori al 70% e, a quanto pare, sta cercando di fare qualcosa in proposito. Tuttavia, mentre l'Ue può essere colpita dalla gravità della crisi che sta vivendo la contrattazione collettiva, tale inquietudine non è condivisa dal governo Johnson, né è probabile che l'impegno previsto dall'art. 8 di favorire la contrattazione collettiva significhi molto nella pratica.

Questi impegni devono essere esaminati alla luce dell'art. Grp1 del Tca, che tratta dei principi generali in materia di buona pratica normativa e cooperazione. Quest'ultimo fa riferimento al diritto delle parti di "disciplinare i propri livelli di protezione nel perseguire o promuovere i propri obiettivi di politica pubblica" in settori quali la salute e la sicurezza sul lavoro e le condizioni di lavoro. Sebbene l'art. GRP1 abbia una portata e un'applicazione incerti, offre una guida sulle posizioni del governo britannico, così fa come il chiarimento aggiunto per "maggiore certezza". Quest'ultimo protegge "i diversi modelli di relazioni industriali" conformemente alle leggi e alle prassi nazionali, facendo specifico riferimento alle "leggi e pratiche in materia di contrattazione collettiva e applicazione dei contratti collettivi". In altre parole, l'art. Grp1 sembra consolidare un'intenzione del governo di mantenere un modello regolativo di contrattazione che è stato progettato per fallire. Si tratta di un modello che non è stato in grado di garantire una copertura della contrattazione collettiva superiore al 50 % in nessuno dei principali paesi in cui opera.

L'esplicita necessità di preservare questo modello rafforza la preoccupazione per la visione che il governo ha del "mercato del lavoro" post-pandemia Covid-19. Come abbiamo scritto all'inizio del nostro primo articolo, i deputati laburisti e i Peers sono chiamati a sostenere un accordo che mira a ledere i diritti dei lavoratori britannici, nonostante i fiumi di inchiostro inutilmente versato per convincerci del contrario. L'accordo non protegge i diritti vigenti derivanti dal diritto dell'Ue e non tutela i diritti derivanti dalle Convenzioni Oil (e dalla Carta sociale europea). Per il partito di Keir Hardie sostenere tale trattato sarebbe non solo profondamente paradossale, ma forse anche un segnale del definitivo trionfo del neoliberalismo.

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 17:45:00 GMT
News n. 12
Castellammare di Stabia, lavoratori MeridBulloni al 28° giorno di presidio

Il 15 gennaio è il ventottesimo giorno di presidio a Castellammare di Stabia, provincia di Napoli, per i dipendenti di MeridBulloni, dopo il tavolo al Mise nel pomeriggio del 14 gennaio. Per gli 81 lavoratori la proprietà della fabbrica ha chiesto il trasferimento dalla Campania al Piemonte. 

"La delusione ieri è stata tanta - ripetono gli addetti - ma siamo felici di poter dire che quell'unione di forze che ci aspettavamo al ministero dello Sviluppo economico c'è stata. Tutti ci hanno pienamente sostenuto e ci hanno promesso che continueranno a farlo con i fatti. Come già ribadito - aggiungono - ormai la nostra lotta è la lotta del nostro territorio, una lotta per il diritto al lavoro contro deportazioni ed emigrazioni. Le forze sindacali ci stanno guidando come sempre sapientemente e ora insieme attendiamo i fatti. Il nostro presidio continua e ringraziamo tutta la nostra comunità per l'immensa solidarietà dimostrata. La nostra lotta è la vostra lotta, quella del lavoro al Sud. Noi non molliamo".

Sulla vertenza è intervenuto anche Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania. “Il 2021 - ha detto - non è cominciato bene per le industrie della nostra regione. La vertenza Meridbulloni, in piena crisi di governo, ci preoccupa molto. Non vanno fatte speculazioni edilizie su quel sito, va garantita la produzione e il lavoro in quell'area complessa. Speriamo che il Governo metta in piedi una proposta seria affinché il Gruppo Fontana riveda la sua posizione, anche perché non si capiscono le ragioni del disimpegno su quelle produzioni, come è accaduto anche con Whirlpool, lavorano in un contesto internazionale dove c'è mercato. Non si capisce perché il gruppo voglia lasciare la Campania quando poi il gruppo Fontana, in un quadro che resta di crisi generale, continua ad avere commesse e a creare lavoro”.
 

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 16:36:00 GMT
News n. 13
Fallimento più lontano, ora Alcar si può salvare

Ancora delicata la situazione dell'Alcar industrie, azienda che produce serbatoi e carpenteria per escavatori e vive da anni una situazione travagliata. La proprietà era stata rilevata nel 2019, ma l'arresto del presidente Matteo Ginatta e del figlio per riciclaggio e bancarotta fraudolenta, ne aveva messo in discussione il futuro industriale. L'Alcar si trova in concordato preventivo dallo scorso agosto, dopo essere passata per un precedente fallimento, una ristrutturazione e molti debiti da saldare.

Ora il peggio sembra essere passato per i 500 operai. Il tribunale di Lecce ha infatti prorogato di due mesi la scadenza del concordato preventivo per gli stabilimenti del capoluogo pugliese e di Vaie (Torino). La nuova deadline è ora fissata al 15 marzo, ma la proprietà deve presentare un piano che supporti l'istanza e versare un milione di euro per evitare il fallimento.

“La decisione del tribunale ci fa ben sperare, avevamo già sollevato la questione perché le tempistiche erano troppo strette. Il rinvio non era comunque una scelta scontata. Questo permette di valutare meglio le scelte future, anche in vista di possibili cessioni aziendali”, sottolinea soddisfatta Annarita Morea, segretaria sindacale Fiom Cgil. I 291 lavoratori del polo salentino, sede dell'Alcar, possono infatti tirare un sospiro di sollievo: una società locale sarebbe interessata all'acquisto del sito di Lecce. Si andrebbe così verso due aziende e due diverse proprietà.

Le istituzioni territoriali e giudiziarie stanno lavorando da mesi a una soluzione che garantisca una certa continuità nella produzione e definisca le risorse su cui potranno contare gli eventuali acquirenti. “Questo impegno costituisce un fatto positivo perché - continua Morea - l'attenzione delle istituzioni è fondamentale per risolvere la questione. È un momento delicato, serve senso di responsabilità e siamo contenti di non essere soli”.

All'incontro del 12 gennaio hanno partecipato, tra gli altri, i delegati dei prefetti di Lecce e Vaie, nonché il ministero dello Sviluppo economico. Anche la Regione si dice disposta a offrire un intervento economico, ma a condizione che l'impianto pugliese resti centrale nei programmi industriali. I sindacati chiedono, a propria volta, di non sacrificare la forza lavoro. “Dobbiamo salvare i livelli occupazionali di entrambi i poli industriali, anche in caso di 'separazione'. L'importante è garantire un contratto nazionale di riferimento a tutti i lavoratori”, spiega Morea.

Per ora sono solo indiscrezioni, ma per il polo di Lecce ci sarebbe anche un importante fondo internazionale interessato al rilancio dell'impianto. “Il fatto che qualcuno manifesti interesse verso l'Alcar e che ci sia il sostegno della Regione Puglia, è un'ottima notizia. Al ministero chiediamo solo di valutare con noi le offerte, perché non possiamo permetterci un'altra gestione poco trasparente o priva di solide basi economiche”, conclude la segretaria sindacale della Fiom Cgil.

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 15:37:42 GMT
News n. 14
Confronto aperto su Ristori 5 e riforma degli ammortizzatori

Non era così scontato, nell'incertezza data dalla crisi di governo, che si svolgesse regolarmente il programmato confronto tra i sindacati e la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, sulla riforma degli ammortizzatori sociali e il decreto Ristori 5 e il rispetto dell'appuntamento dato è stato apprezzato dalla Cgil, che, da tempo e con gli altri sindacati, chiede un maggiore e reale confronto sui temi del lavoro e dell'economia, a maggiore ragione di fronte agli esiti di questa pandemia.

Un confronto incentrato sull'emergenza e definito utile da Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, la quale, oltre a sottolineare il clima positivo dell'incontro ‘interlocutorio', fa sapere che è stata “particolarmente significativa la volontà della ministra di anticipare, già nel prossimo decreto Ristori 5, la revisione dell'istituto del contratto di solidarietà difensiva secondo linee d'intervento” che la Cgil ha da subito rivendicato, “ritenendolo strumento necessario nella gestione dei processi di crisi che devono salvaguardare l'occupazione”.

Riguardo la proposta di garantire ulteriori 18 settimane di cassa integrazione ‘Covid' dopo la fine di marzo, Scacchetti sottolinea la richiesta dei sindacati affinché "le stesse non siano differenziate per settori e che siano accompagnate dalla proroga generalizzata del blocco dei licenziamenti”. “Abbiamo, inoltre, apprezzato l'intenzione di prorogare i trattamenti di Naspi e Discoll – prosegue - e l'attenzione dedicata alla problematica che abbiamo sollevato sui lavoratori atipici fino a ora esclusi dal sistema indennitario che sarà comunque riproposto. Bene, infine, anche l'annunciata integrazione fra politiche passive e attive del lavoro, in cui per la Cgil deve diventare centrale il diritto soggettivo alla formazione per tutti i lavoratori”.  

Non era infine scontato nemmeno l'annuncio da parte di Catalfo di ulteriori convocazioni per trattare del Recovery Plan e del decreto ristori, soprattutto “alla luce della mancata volontà del governo negli ultimi mesi di confrontarsi con le parti sociali su temi di tale rilevanza per le condizioni e le vite delle persone che noi rappresentiamo”, afferma Scacchetti, ben consapevole che l'attuale incertezza politica "potrebbe determinare anche cambiamenti sostanziali”.

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 15:30:00 GMT
News n. 15
Baseotto: importanti le 3.500 assunzioni di Intesa San Paolo

La Fisac promuove la scelta di scommettere sull'occupazione giovanile "soprattutto nel pieno di una crisi di governo incomprensibile e inopportuna". Nino Baseotto, segretario generale del sindacato di bancari e assicurativi della Cgil,  fa sapere di avere appreso "con favore la decisione di Intesa San Paolo di accogliere la richiesta di tutte le organizzazioni sindacali di settore di assumere tremilacinquecento giovani a fronte di settemiladuecento uscite volontarie, tanto che il segretario generale del sindacato, Nino Baseotto:  una notizia importante anche perché "costituisce un segnale forte e positivo non solo per tutto il settore, ma per il Paese".

"In un'Italia ancora travagliata dal dramma della pandemia e che deve fare i conti con una crisi di governo incomprensibile e inopportuna - prosegue -, la scelta di scommettere sull'occupazione giovanile ha un significato indiscutibile. A dimostrazione che investire si può e si deve e che lo sviluppo di positive relazioni tra le parti conduce ad approdi positivi per il lavoro, per il futuro delle persone e delle stesse imprese".

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 15:11:00 GMT
News n. 16
Sematic, destino incerto

La protesta è ripresa oggi, 15 gennaio, e continuerà lunedì 18 gennaio, con presidio fuori dall'azienda, a partire dalle 7,15 del mattino.  Sono due, infatti, i giorni di sciopero decisi dai sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil di Bergamo, per quanto riguarda la vertenza Sematic di Osio. Preludio a una nuova fase di lotta, dopo il pacchetto di sedici ore di agitazioni effettuato il mese scorso, con due giornate di mobilitazioni organizzate l'11 e il 16 dicembre, mentre lo sciopero proclamato per l'8 gennaio, era stato poi sospeso in attesa della convocazione del governo.

Questo, dopo l'infruttuoso incontro in videoconferenza al ministero dello Sviluppo economico, avvenuto mercoledì 14 gennaio, alla presenza di vertici aziendali, organizzazioni sindacali, Rsu, e la partecipazione del ministero del Lavoro, della Regione Lombardia e del sindaco di Osio.

Com'è noto, il 3 settembre scorso il gruppo Wittur, che nel 2015 ha inglobato la Sematic, aveva annunciato il trasferimento di circa il 70% della produzione (porte e cabine per ascensori) in Ungheria, mettendo a rischio i 190 dipendenti dello stabilimento italiano. Lo spostamento delle lavorazioni è stato poi eseguito nelle settimane successive. L'ipotesi dell'avvenuta delocalizzazione era stata già ventilata nella primavera del 2019.

Per i lavoratori di Osio si è aperto, quindi, un periodo di cassa integrazione per l'emergenza Covid, che durerà sino a fine marzo. La convocazione del tavolo negoziale del 14 era da tempo sollecitata da parte sindacale, dopo che una precedente audizione sempre al Mise, tenutasi il 30 settembre, non aveva portato alcuna novità sul destino del personale di Osio né informazioni sulle intenzioni della direzione del gruppo.

“L'azienda è rimasta sulle stesse posizioni di quattro mesi fa – afferma Claudio Ravasio, della segreteria Fiom di Bergamo -. Abbiamo ascoltato dal management tedesco più o meno con le stesse parole, che ci hanno confermato la situazione di crisi; anzi, ha riferito che le difficoltà attuali sarebbero aggravate dalla seconda ondata pandemica in corso, ribadendo anche la permanenza in Ungheria delle lavorazioni trasferite a settembre”.

“La Wittur, però – rileva il sindacalista -, continua a non dare risposte in merito al futuro dello stabilimento di Osio, anche di fronte ai rappresentanti del Mise e della Regione Lombardia, che hanno avanzato diverse offerte di possibili strumenti da utilizzare, a seconda di quale decisione definitiva prenderà, cioè se riportare o meno le lavorazioni da noi in Italia”.

“Con le nuove due giornate di sciopero – prosegue il dirigente sindacale -, torniamo a chiedere, dopo quattro mesi, di mettere fine a questo limbo inaccettabile e di garantire la piena occupazione dell'impianto. Di fronte a questa continua incertezza, da parte dei lavoratori, la pazienza è finita. Sono passati quattro mesi, senza che l'azienda ci abbia mai dato una risposta chiara e definitiva su quello che intende fare. Con la scusa della pandemia, continua a rinviare una decisione che in realtà ha già preso”.

Nel senso che la delocalizzazione è già stata effettuata, con lo spostamento di gran parte delle lavorazioni effettivamente eseguito, mentre a Osio l'impianto si sta svuotando e i dipendenti rimasti (130 operai e 60 impiegati) lavorano a scartamento ridotto, facendo dalle due alle tre settimane di cassa integrazione al mese. E questo ha forti ripercussioni sull'economia delle loro famiglie. Per quanto riguarda il personale amministrativo, in particolare, il grosso degli addetti è già stato trasferito al centro di ricerca e sviluppo del gruppo a Seriate (sempre nella ‘Bergamasca').  

“Adesso i vertici aziendali hanno rimandato la decisione definitiva di altre quattro settimane – prosegue l'esponente Fiom -, lasciando intravvedere un ipotetico cambiamento di rotta, una volta terminata la nuova emergenza sanitaria. L'azienda continua a definire temporaneo lo spostamento in Ungheria, però non dà risposte. Ma questo ennesimo rinvio è incomprensibile, anche perché, secondo noi, hanno già deciso”.

“Noi vogliamo risposte chiare – rimarcano i sindacati -, perché sui lavoratori pesa il fatto di stare in una posizione assurda, senza sapere quale sarà il loro destino, ma incide anche la penalizzazione economica dovuta alla Cigo per ‘emergenza Covid', che durerà sino a fine marzo, e che l'azienda utilizza in modo improprio, come conseguenza della scelta di spostare gran parte della produzione presso lo stabilimento ungherese”. 

Concludono Fiom, Fim e Uilmi: “Il nostro obiettivo resta la piena occupazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici di Osio”. L'appuntamento, dunque, è rimandato a metà febbraio, verosimilmente con la riconvocazione di un nuovo tavolo istituzionale di crisi.   

 

 

 

 

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 14:25:31 GMT
News n. 17
Norwegian Air chiude il lungo raggio. A rischio 300 dipendenti di base su Roma

Otto anni dopo il primo volo, a partire da domani il vettore norvegese chiude la propria era delle tratte low cost intercontinentali. Quella che, copiando il noto modello Ryanair sulle tratte brevi e medie, offriva tariffe convenienti per volare nelle grandi città americane, ma trasformando in extra ogni servizio di bordo tipico come la scelta del posto, l'imbarco del bagaglio in stiva, il pasto, fino alla coperta per stare al caldo durante le traversate oceaniche.

Pesanti le conseguenze per circa duemila dipendenti — di cui 300 in Italia — in esubero, mentre la società chiederà ulteriori aiuti pubblici per superare l'inverno più difficile della storia del trasporto aereo. Nel nostro Paese i voli intercontinentali di Norwegian Air si concentravano su Roma Fiumicino, in diretta competizione con Alitalia. Nel 2017 era decollato il primo collegamento diretto con destinazione New York. Poi l'offerta è stata ampliata con voli per Los Angeles, San Francisco e Boston.

Il sindacato. Filt Cgil e Uiltrasporti chiedono congiuntamente di valutare ogni eventuale azione futura per non disperdere il patrimonio di conoscenza rappresentato dai 300 uomini e donne di base presso l'Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, spiegando come “piloti e assistenti di volo costituiscano una preziosa risorsa per ripartire anche nel settore di medio raggio. Per le federazioni dei trasporti di Cgil e Uil, un enorme valore aggiunto per il futuro assetto industriale della compagnia.

La base di Roma – proseguono le due organizzazioni sindacali – potrà avere una considerevole ripresa del traffico nel medio termine che deve essere assolutamente considerata dai vertici della compagnia. In ogni caso – sostengono Filt Cgil e Uiltrasporti – per la tutela dei lavoratori ricorreremo a tutti gli strumenti disponibili e non verranno accettate ipotesi drastiche che non prevedano il ricorso al dialogo al fine di sviluppare percorsi di protezione, ricollocazione e l'attivazione di ulteriori ammortizzatori sociali per tutti i dipendenti”.

Proprio Ita, Italia Trasporto Aereo, la nuova compagnia che dovrebbe succedere ad Alitalia, potrebbe finire per acquisire parte dei Boeing 787 usati da Norwegian Air: la maggior parte degli aeromobili usati dai norvegesi sono stati presi a noleggio e potrebbero finire per rinnovare la flotta di lungo raggio di Alitalia, ora con costi di leasing più bassi a causa del coronavirus e dell'eccesso di offerta di aerei.

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 11:57:00 GMT
News n. 18
Lavoro agile, al via il confronto tra sindacati e Ania

Avviato il confronto tra i sindacati di categoria e l'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici  per la definizione di un Protocollo di settore in materia di lavoro agile. La Fisac Cgil, insieme con  First Cisl – Fna – Snfia – Uilca, fa sapere che durante il primo incontro i rappresentanti dei lavoratori hanno “ribadito l'obiettivo di un protocollo in cui fissare principi e linee guida che facciano da riferimento per i futuri accordi strutturali nelle aziende e gruppi. Il protocollo diventerà parte integrante del prossimo rinnovo del contratto nazionale Ania”.

I temi fondamentali sono stati posti dalle organizzazioni sindacali anche "a garanzia, nell'interesse generale, della qualità del servizio al cliente" e riguardano la definizione di lavoro agile, l'adesione su base volontaria, le modalità di svolgimento, i diritti sindacali e l'osservatorio nazionale.

Al termine dell'incontro “Ania ha preso atto delle posizioni sindacali, ha confermato la piena consapevolezza dell'importanza e portata del protocollo di settore e ha dichiarato che la posizione sindacale sarà oggetto di discussione nel comitato esecutivo previsto per il 19 gennaio 2021”. Il prossimo appuntamento tra sindacati e parti datoriali è stato fissato per il prossimo 1 febbraio.

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 10:46:25 GMT
News n. 19
Il Paese reale

Mentre la maggioranza affronta la crisi di governo, c'è un altro Paese che vive lontano dai tavoli della politica. La situazione del lavoro nelle regioni italiane infatti non si sblocca. Nell'Italia del Covid le difficoltà sono traversali, da Nord a Sud della penisola: in queste ore, in particolare, sono due i territori che lanciano l'allarme attraverso il sindacato, segnalando una situazione drammatica che rischia ancora di peggiorare. La Liguria e la Puglia, in modo diverso ma simile, accendono i riflettori sulla questione dell'occupazione che non riprende. E chiedono alle istituzioni di agire al più presto.

Sul tema era intervenuto ieri il segretario generale della Cgil in un'intervista a Rainews 24, sottolineando la necessità di prorogare il blocco dei licenziamenti e andare verso una vera riforma degli ammortizzatori sociali. Questioni che verranno entrambe poste all'attenzione della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo nell'incontro in programma oggi. Lo sottolinea lo stesso Maurizio Landini sulle pagine del quotidiano la Stampa: "Qui non è in discussione il futuro di Renzi o di Conte ma quello del Paese, della democrazia e della società. Non è la stagione delle tattiche ma della responsabilità e delle scelte. Per tutti. (...) S'impone di pensare alle persone, perché dietro ai numeri c'è gente in carne e ossa, ci sono vite, storie, sacrifici". C'è, appunto, il Paese reale.

Liguria, rilanciare gli investimenti pubblici e privati

In Liguria nei primi nove mesi del 2020 l'Inps ha rilevato una perdita di 58.871 assunzioni. I dati, elaborati dall'Ufficio economico della Cgil regionale,si riferiscono al numero di contratti attivati. Un solo lavoratore può essere titolare di più rapporti di lavoro, basti pensare agli stagionali, a molti lavoratori part-time o ai precari della scuola. A spiegare i dati è il responsabile Marco De Silva. Tutte le tipologie di contratto siano in calo rispetto ai primi nove mesi dell'anno precedente. Quello più marcato, con oltre 32 mila contratti in meno, riguarda le assunzioni a tempo determinato che rappresentano da sole oltre il 40% di tutte le assunzioni con contratto di lavoro dipendente. In totale, in Liguria mancano quasi 59 mila assunzioni toccando il livello più basso dal 2014. Da gennaio a settembre 2020 sono state 101.656 le assunzioni in Liguria, contro le 160.527 dello stesso periodo dell'anno precedente con una contrazione che investe tutte le tipologie contrattuali. La più colpita è il tempo determinato con una diminuzione del 44.4%: nell'anno pandemico molti contratti a termine non sono stati rinnovati o non sono proprio stati attivati.

Il quadro desta molte preoccupazioni, come sottolinea Federico Vesigna, segretario generale della Cgil ligure: “L'emergenza sanitaria si è tradotta in una forte contrazione delle assunzioni,  che è proseguita anche per effetto della seconda ondata - afferma -. Dal punto di vista occupazionale il 2020 è stato un anno terribile e senza ammortizzatori sociali e blocco dei licenziamenti, fortemente chiesti dal sindacato, ci si sarebbe trovati davanti ad un vero e proprio disastro sociale. Fa presto ad arrivare il 31 marzo, se non ripartono gli investimenti il rischio collasso è alle porte – conclude -. Non è rinviabile il confronto sul Recovery Plan per utilizzare al meglio le risorse europee”.

Puglia: serve un patto per il lavoro e lo sviluppo

La Cgil pugliese chiede un patto per il lavoro e lo sviluppo sostenibile. Lo fa con i dati alla mano che certificano la crisi della regione. Occorre definire obiettivi, progettualità e interventi prioritari a valere sulle risorse del Recovery Fund, del React, della programmazione comunitaria dei prossimi sette anni. È la proposta avanzata dal segretario generale Pino Gesmundo al presidente Emiliano, nel corso della conferenza stampa di inizio anno. “Il presidente della Regione si faccia promotore di questa iniziativa, non è certo una stagione da uomini soli al comando quella che stiamo vivendo. Pensiamo che nel reciproco riconoscimento dei ruoli e nel rispetto dell'autonomia di ogni soggetto, una proposta che arrivi dalla sintesi delle idee e dei suggerimenti degli attori istituzionali e sociali possa avere più forza”.

Per la Cgil “dovrà essere uno strumento operativo nel confronto tra Regione, Province, Città metropolitana, Comuni, università, enti di ricerca, rappresentanza del mondo del lavoro, delle imprese, della cooperazione. Una sfida di partecipazione e democrazia e assieme un'assunzione collettiva di responsabilità nelle risposte da dare per migliorare la qualità della vita delle persone. Un sistema di relazioni che conduca alla condivisione di obiettivi e interventi”.

Una proposta che nasce dalla straordinarietà della fase storica: “Da un lato la profondità della crisi legata all'emergenza sanitaria, che si somma a ritardi e fragilità economiche e sociali preesistenti – spiega Gesmundo -, dall'altro per la incredibile disponibilità di risorse stanziate dall'Europa. L'Italia ha a disposizione 208 miliardi del Recovery Plan, 13,5 miliardi del React, le risorse del Fondo sviluppo e coesione, quelle per la politica agricola comunitaria. Occorre spenderli bene, intervenire sulle debolezze strutturali, proporre progetti credibili. Il sistema territoriale della Puglia deve svolgere un ruolo da protagonista nell'individuazione e programmazione delle priorità e degli interventi”.

Anche i dati della Puglia, come detto, destano apprensione. Una stima di perdita del Pil dell'11% nel 2020, 18mila posti di lavoro persi, 220mila lavoratori in cassa integrazione, un aumento di 35mila unità dei percettori di reddito di cittadinanza, 125mila in Puglia nel complesso. Oltre un quarto della popolazione regionale che vive nella fascia di povertà relativa, 54 tavoli di crisi aperti alla task force regionale per l'occupazione, che interessano 15mila lavoratori diretti e 4mila indiretti. Un valore delle economie illegali pari a 5,5 miliardi annui, in conseguenza del quale la Puglia – lo afferma l'Istat – è la regione con la più alta quota di rivalutazione del valore aggiunto sotto-dichiarato, pari al 9,7%. “Solo tra gennaio e settembre abbiamo avuto 100mila ore di cassa integrazione, quasi la metà ha interessato l'industria, un terzo i servizi - aggiunge Gesmundo -. Ci sono settori che hanno pagato di più di altri, pensiamo a quello della cultura e dello spettacolo, così come il dato sull'occupazione in calo certifica la diffusione di forme di lavoro precario e a termine, che con il blocco dei licenziamenti sono andati a scadenza senza avere il rinnovo".

Data articolo: Fri, 15 Jan 2021 08:29:00 GMT
News n. 20
La spesa è un rischio per la salute

Atteggiamenti autoritari, ricatti costanti nei confronti dei dipendenti e mancato rispetto delle norme anti Covid. Con queste motivazioni la Filcams Cgil Calabria ha denunciato alle autorità competenti il gruppo Eurospin. Le organizzazioni sindacali hanno ripetutamente segnalato, nel corso degli ultimi mesi, una condotta irresponsabile da parte della catena di supermercati. Diversi scioperi erano stati proclamati nei molti punti vendita presenti in tutta Italia. Ma secondo la Filcams, ad oggi l'azienda continua a fare muro. “In piena pandemia ha tirato fuori il peggio – commenta Giuseppe Valentino, segretario della categoria in Calabria - puntando alla crescita dei profitti, in barba alle elementari regole di prevenzione, salute e sicurezza previste dalle normative sul contenimento del Covid-19”.

Ancora oggi, nei supermercati, le casse e i reparti sono sprovvisti dei separatori in plexiglas; i dipendenti vengono lasciati senza dispositivi di protezione individuale; non si rispetta il distanziamento sociale e le misure per evitare gli assembramenti; viene chiesto a chi lavora di pulire anche i bagni. Questa mansione, non prevista dal ccnl, comporta un ulteriore rischio per la salute delle persone, anche perché, come denunciato, non vengono utilizzati prodotti specifici per la sanificazione.  

“Diciamo apertamente- prosegue Valentino- che scegliere come promoter della campagna pubblicitaria il grande Albert Einstein, non significa che si è autorizzati riportare i diritti ed i rapporti con le lavoratrici ed i lavoratori al 1900”. La Filcams calabrese ha ricevuto diverse segnalazioni da parte di persone costrette a svolgere mansioni inferiori alla propria qualifica, minacciati dagli ispettori interni “che si atteggiano a kapò e che usano il ricatto del trasferimento forzato ed immediato in altri punti vendita per coloro che osano chiedere il rispetto della propria dignità e dei propri diritti”. 

Tra le storie seguite dal sindacato, ci sono quelle di dipendenti trasferiti senza preavviso da una provincia all'altra, per “imprecisate esigenze organizzative”. Un modo, secondo la Filcams, per mascherare le punizioni e far capire ai dipendenti che non si piegano ai ricatti cosa significa “disobbedire ai capi”.

“Ad Eurospin che promuove la spesa intelligente – conclude Valentino- diciamo apertamente che è molto stupido trattare male i propri dipendenti e che questo atteggiamento non farà certo il bene del famoso marchio italiano”.

 

Data articolo: Thu, 14 Jan 2021 09:50:00 GMT
News n. 21
Rider morto di infarto. Cgil: rafforzare la sicurezza

"Esprimiamo profondo dolore e cordoglio per la morte di Adriano Urso, un musicista che per superare la drammatica stagione che sta vivendo il settore della cultura aveva cominciato a fare il rider. Adriano è stato colpito da un infarto mentre spingeva la propria macchina rimasta in panne durante un turno di consegne.". Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio.

"Ci stringiamo attorno ai familiari di Adriano Urso in questo momento di dolore - continua la nota - e ribadiamo con forza alle istituzioni l'assoluta urgenza di garantire pieni diritti e tutele ai lavoratori del food delivery, a partire dal diritto alla salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro. Denunciamo ancora una volta l'insufficienza di misure per garantire continuità di reddito e giusto salario per le categorie di lavoratori più precari, molto presenti nel settore della cultura. Per questo, nei prossimi giorni, proseguiremo la mobilitazione a sostegno dei diritti dei riders e dei lavoratori della cultura".

Data articolo: Wed, 13 Jan 2021 18:18:00 GMT
News n. 22
Sematic, nulla di fatto

Temporeggiare. È il verbo che meglio descrive la situazione alla Sematic di Osio (in provincia di Bergamo), una vertenza che si trascina dal 3 settembre 2020.  Da quando, cioè il gruppo Wittur, di cui fa parte l'azienda dal 2015, comunicò ufficialmente ai sindacati l'intenzione di delocalizzare la produzione di porte e cabine per ascensori in Ungheria (ma tale ipotesi era già stata ventilata nella primavera del 2019).

Dall'audizione per il tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico, avvenuta per l'appunto il 30 settembre scorso, all'audizione della tarda mattinata di oggi, sempre organizzata dal Mise in videoconferenza, con la partecipazione del ministero del Lavoro, dei vertici aziendali, della Regione Lombardia, del sindaco di Osio, dei sindacati e delle Rsu, non è arrivata alcuna risposta ufficiale dalla direzione del gruppo, in merito alle prospettive dello stabilimento italiano. Un nulla di fatto, dunque.

“Oggi abbiamo ascoltato, più o meno con le stesse parole, la stessa posizione di quattro mesi fa – sostiene Claudio Ravasio, della segreteria Fiom Cgil di Bergamo -: l'azienda ha confermato la situazione di crisi; anzi, ha riferito che le difficoltà attuali sarebbero aggravate dalla seconda ondata pandemica”.

E di fronte a questa continua incertezza, da parte di lavoratori e sindacati, la pazienza è finita. “Sono passati quattro mesi – afferma il sindacalista -, senza che l'azienda ci abbia mai dato una risposta chiara e definitiva su quello che intende fare. Con la scusa della pandemia, continua a rinviare una decisione che in realtà ha già preso”.

Nel senso che la delocalizzazione è già stata effettuata, con lo spostamento delle lavorazioni per il 70% effettivamente eseguito, mentre a Osio l'impianto si sta svuotando e i dipendenti rimasti (130 operai e 60 impiegati) lavorano a scartamento ridotto, facendo dalle due alle tre settimane di cassa integrazione al mese. E questo ha forti ripercussioni sull'economia delle loro famiglie. Per quanto riguarda il personale amministrativo, in particolare, il grosso degli addetti è già stato trasferito al centro di ricerca e sviluppo del gruppo a Seriate (sempre nella ‘Bergamasca').  

Quindi, le lavorazioni restano in Ungheria, almeno per il momento. Il rappresentante del Mise e quello della Regione Lombardia hanno dichiarato di avere avanzato diverse offerte di strumenti che il gruppo potrebbe utilizzare, a seconda di quale decisione definitiva prenderà, cioè se riportare o meno la produzione a Osio.  

Adesso i vertici aziendali hanno rimandato la decisione definitiva di altre quattro settimane, a metà febbraio – prosegue il dirigente sindacale -, lasciando intravvedere un ipotetico cambiamento di rotta, una volta terminata la nuova emergenza sanitaria. L'azienda continua a definire temporaneo lo spostamento in Ungheria, però non dà risposte. Ma questo ennesimo rinvio è incomprensibile, anche perché, secondo noi, hanno già deciso”.

“Noi vogliamo risposte chiare – rimarcano i sindacati - perché ai lavoratori pesa il fatto di stare in una posizione di limbo inaccettabile, di non sapere quale sarà il loro destino, ma incide anche la penalizzazione economica dovuta alla Cigo per ‘emergenza Covid', che durerà sino a fine marzo, e che l'azienda utilizza in modo improprio, come conseguenza della scelta di spostare gran parte della produzione presso lo stabilimento ungherese”.  

Per questo, per la salvaguardia di tutti posti di lavoro, Fiom, Fim e Uilm provinciali hanno deciso un nuovo pacchetto di ore di sciopero, con nuove iniziative di protesta da definire e intraprendere nei prossimi giorni. L'agitazione arriva dopo le sedici ore effettuate a dicembre, con le prime due mobilitazioni con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, avvenute l'11 e il 16 dicembre. Invece, lo sciopero proclamato per l'8 gennaio, era stato poi sospeso, in attesa della convocazione giunta oggi, da tempo attesa e ripetutamente sollecitata dai sindacati.  

“Per noi – conclude l'esponente Fiom -, l'obiettivo resta la piena occupazione. Ma la scelta deve essere esplicitata, perché in base ad essa si attiveranno diversi percorsi di sostegno, offerti da ministero e Regione. Resta, dunque, al momento, tutta l'insoddisfazione per il fatto di ritrovarci nell'incertezza più assoluta”. L'appuntamento è rimandato a metà febbraio, verosimilmente con la riconvocazione di un nuovo tavolo di crisi. 

Data articolo: Wed, 13 Jan 2021 17:29:08 GMT
News n. 23
Il calendario della Whirlpool al governo

I lavoratori della Whirlpool, oggi a Roma, hanno consegnato il calendario "Sulla nostra pelle" al premier e ad alcuni ministri. È l'ennesima tappa della loro lunga protesta. “Vogliamo sperare che il premier Conte ed i ministri che hanno ricevuto oggi il calendario dei lavoratori della Whirlpool, lo tengano nelle loro stanze come monito ad impegnarsi al massimo per mantenere aperto lo stabilimento di Napoli, le cui motivazioni della chiusura ci sono ad oggi ancora sconosciute". Così il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, che prosegue: "Come hanno giustamente ricordato i lavoratori, ora è il momento dell'unità e non delle crisi di governo, che ha invece il compito di tenere unito il Paese e affrontare le tante vertenze aperte nella nostra regione"


Data articolo: Wed, 13 Jan 2021 16:02:00 GMT
News n. 24
Furti ai rider, il sindacato si mobilita

La rapina al rider di Napoli, le cui immagini hanno fatto il giro dei social, non è un caso isolato. Negli ultimi sei giorni sono stati rubati quattro scooter ad altrettanti lavoratori solo a Napoli, dove sono in attività 2.300 ciclofattorini. Al calar della sera le strade si svuotano, molti bar e ristoranti chiudono, e mentre il centro viene presidiato dalle forze dell'ordine, la periferia si trasforma in un far west. Le uniche presenze sono quelle dei fattorini motorizzati, in giro di notte col freddo e la pioggia per consegnare pizze e hamburger, diventati i bersagli indifesi della criminalità.

Gianni è stato aggredito e pestato selvaggiamente, a Enzo è bastato salire tre piani di scale per consegnare la cena a una famiglia, scendere e non trovare più il suo motorino, lo stesso è successo a Mario, che aveva parcheggiato per portare un panino. Un'escalation preoccupante, a cui anche il sindacato sta cercando di fare fronte attivando tutti gli strumenti della solidarietà, dalla colletta al passa parola. A Enzo, 52 anni, rider per necessità dopo aver perso il lavoro a causa della pandemia, è arrivata in soccorso la Cgil: un compagno gli ha regalato un motorino, per farlo tornare al lavoro.

 

 

“Adesso c'è paura tra i rider, lo sappiamo, ce lo raccontano, e noi cerchiamo di supportarli anche con i nostri servizi specialmente nel momento del bisogno – racconta Antonio Prisco, responsabile rider Napoli di Nidil Cgil -. Nel caso di Enzo, abbiamo contribuito a farlo tornare in attività. Ma questa non può essere la soluzione, come non lo sono le raccolte fondi che si stanno intensificando in questo periodo, da parte nostra, dei cittadini, degli operatori del food. Bisogna trovare una soluzione che sia nel solco della subordinazione, facendo in modo che la responsabilità degli strumenti di produzione, dello scooter e del telefono, sia in capo alle aziende. Bisogna applicare norme che tutelino i lavoratori, che sono in netto aumento anche per carenza di occupazione”. Sulla stessa scia la video testimonianza di Vincenzo: “Siamo soggetti a furti e rapine, e nonostante questo le aziende non si preoccupano e non provvedono a darci le tutele a cui abbiamo diritto”.

Conquiste che possono essere ottenute con il riconoscimento della subordinazione richiesto dalla Cgil e dalle sue categorie al tavolo aperto al ministero del Lavoro. Gli ultimi episodi impongono un'accelerata su questo fronte. Perdere il mezzo è un danno da cui un rider non riesce a rialzarsi facilmente. E se a Firenze e Milano i rider sono giovani e migranti, a Bologna sono universitari, a Napoli, Catania, Palermo, Bari e in parte anche a Roma quello del ciclofattorino è il lavoro principale di persone che stanno in strada per sette, otto ore al giorno per portare a casa 4 euro lordi a consegna.

Data articolo: Wed, 13 Jan 2021 15:14:04 GMT
News n. 25
Cgil Puglia, subito un "patto per lavoro e sviluppo"

Un patto per il lavoro e lo sviluppo sostenibile in Puglia: la definizione della cornice strategica dentro la quale definire obiettivi, progettualità e interventi prioritari a valere sulle risorse del Recovery fund, del React, della programmazione comunitaria dei prossimi sette anni. È la proposta avanzata dal segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, al presidente della Regione Michele Emiliano nel corso della ormai tradizionale conferenza stampa di inizio anno. “Il presidente si faccia promotore di questa iniziativa, non è certo una stagione da uomini soli al comando quella che stiamo vivendo", spiega Gesmundo: "Pensiamo che nel reciproco riconoscimento dei ruoli e nel rispetto dell'autonomia di ogni soggetto, una proposta che arrivi dalla sintesi delle idee e dei suggerimenti degli attori istituzionali e sociali possa avere più forza”.

Per la Cgil dovrà essere uno strumento operativo nel confronto tra Regione, Province, Città metropolitana, Comuni, università, enti di ricerca, rappresentanza del mondo del lavoro, delle imprese, della cooperazione. "Una sfida - prosegue il segretario generale - di partecipazione e democrazia, e assieme un'assunzione collettiva di responsabilità nelle risposte da dare per migliorare la qualità della vita delle persone. Un sistema di relazioni che conduca alla condivisione di obiettivi e interventi”.

Una proposta che nasce dalla straordinarietà della fase storica: “Da un lato la profondità della crisi legata all'emergenza sanitaria, che si somma a ritardi e fragilità economiche e sociali preesistenti, dall'altro per l'incredibile disponibilità di risorse stanziate dall'Europa", illustra l'esponente sindacale: "L'Italia ha a disposizione 208 miliardi del Recovery plan, 13,5 miliardi del React, le risorse del Fondo sviluppo e coesione, quelle per la politica agricola comunitaria. Occorre spendere bene, intervenire sulle debolezze strutturali, proporre progetti credibili. Il sistema territoriale della Puglia deve svolgere un ruolo da protagonista nell'individuazione e programmazione delle priorità e degli interventi”.

E il portato della crisi è in alcuni numeri che cita il segretario generale della Cgil Puglia, “indicatori economici e sociali dietro i quali, ricordiamolo sempre, c'è la vita di persone in carne e ossa”. Una stima di perdita del Pil dell'11 per cento nel 2020, 18 mila posti di lavoro persi, 220 mila lavoratori in cassa integrazione, un aumento di 35 mila unità dei percettori di reddito di cittadinanza, 125 mila in Puglia nel complesso. Oltre un quarto della popolazione regionale che vive nella fascia di povertà relativa, 54 tavoli di crisi aperti alla task force regionale per l'occupazione, che interessano 15 mila lavoratori diretti e 4 mila indiretti.

Un valore delle economie illegali pari a 5,5 miliardi annui, in conseguenza del quale la Puglia – lo afferma l'Istat – è la regione con la più alta quota di rivalutazione del valore aggiunto sotto-dichiarato, pari al 9,7%. “Solo tra gennaio e settembre abbiamo avuto 100 mila ore di cassa integrazione, quasi la metà ha interessato l'industria, un terzo i servizi", riprende il segretario Cgil: "Ci sono settori che hanno pagato di più di altri, pensiamo a quello della cultura e dello spettacolo, così come il dato sull'occupazione in calo certifica la diffusione di forme di lavoro precario e a termine che con il blocco dei licenziamenti sono andati a scadenza senza avere rinnovo”.

La Cgil Puglia ha le sue proposte, “presentate in una piattaforma a settembre scorso, e indicano asset e interventi che sono dentro la cornice indicata dall'Unione Europea e dal governo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La riconciliazione tra produzione e ambiente, con una transizione energetica dal carbone all'idrogeno per la quale vi sono precise somme stanziate. La cura del territorio, per garantire sicurezza ai cittadini e preservare il bene principale per settori quali turismo e agricoltura. La transizione digitale e lo sviluppo delle reti. Ancora, il completamento del sistema logistico e della mobilità, la razionalizzazione del sistema idrico, fondamentale per il settore primario, investimenti sull'innovazione e sul sistema della formazione e della ricerca”, elenca Gesmundo. Senza dimenticare “il miglioramento del sistema sanitario regionale, che pure ha palesato criticità durante la pandemia, soprattutto la necessità di rivedere il sistema di accreditamento a partire dalle Rsa. In generale un miglioramento delle politiche di welfare, la creazione di buona occupazione che blocchi l'esodo soprattutto dei giovani. Solo nel 2018 oltre 16 mila sono emigrati dalla Puglia, un terzo laureati”.

Spendere nel modo migliore le risorse è il mantra della Cgil Puglia, “legandole alle vocazioni e alle emergenze che vive questo territorio, colmando gap storici sul piano delle infrastrutture materiali e immateriali, per migliorare la qualità della vita delle persone e rendere più competitiva e attrattiva la regione sul versante degli investimenti. Abbiamo un'occasione unica, irripetibile, servono progettualità concrete, è necessario far presto, e il confronto tra tutti i soggetti può portare a sintesi il meglio delle proposte e delle idee che attraversano la società pugliese. Un'occasione che darebbe forza alla proposta e chiamerebbe tutta la classe dirigente pugliese ad una assunzione di responsabilità”.

Data articolo: Wed, 13 Jan 2021 14:05:08 GMT

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