Coronavirus in Italia e nel mondo

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News interventi sul territorio da collettiva.it (CGIL)

#interventi #lavoro #territorio #CGIL

News n. 1
I musei come scuole

 “Soltanto il bello ci salverà”. Inizia con queste parole l'appello lanciato dalle lavoratrici e i lavoratori dei beni museali e culturali di Firenze. Insieme alla Filcams Cgil chiedono di poter aprire i musei civici e statali alle scuole e agli studenti. La lettera è rivolta ai direttori, all'assessore alla cultura Tommaso Sacchi e al sindaco Dario Nardella. “Uniamo le battaglie per il lavoro e per il salario – si legge- alla battaglia di ragazzi e ragazze che hanno pagato più di altri l'incertezza di questi mesi”. Dallo scorso 16 gennaio i musei hanno riaperto, ma con limiti di orari, giorni e fasce molto stretti. Per questo, sindacato e lavoratori temono che le riaperture possano avere un valore più simbolico che concreto. A causa delle scarse visite previste, si dovrà cominciare a richiudere, o ridurre ancora gli orari. “Per noi già così la situazione è insostenibile – prosegue l'appello lanciato dalla Filcams- e qualche giorno di lavoro effettivo al mese non rende la nostra busta paga dignitosa”. La maggior parte dei lavoratori dei musei “sopravvive” grazie agli ammortizzatori sociali.

L'idea lanciata è di aprire un tavolo per avviare un progetto con tutte le scuole di ordine e grado dell'area Metropolitana di Firenze, per permettere agli studenti di visitare i musei, fare lezione dentro gli spazi espositivi e far vivere l'arte. “È arrivato il momento di fare uno scatto avanti e dire che non solo con la cultura si mangia, ma che l'arte ci salverà anche da questa crisi pandemica che è anche crisi sociale”.

 

 

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 10:18:26 GMT
News n. 2
Lecco, alla Voss la lotta paga

45 giorni di presidio ininterrotto. 45 giorni d'inverno, il più rigido che si ricordi nel lecchese dal 1985. 45 giorni a riscaldarsi con la legna che brucia in un bidone davanti ai cancelli della Voss e con la solidarietà stupefacente che un pugno di operai ha raccolto, con la sua storia e la capacità del sindacato di organizzare la lotta. Singole persone, associazioni, istituzioni, artisti, cittadini e colleghi che, sfidando persino le restrizioni della zona rossa, hanno fatto la spola con il picchetto. Pranzi, cene, calore umano e thermos di caffè, cornetti caldi e messaggi di sostegno, curiosità e richiesta di informazioni. Non li hanno lasciati soli un attimo, questi 70 lavoratori, diventati 53 nel corso della battaglia, perché chi ha potuto, comprensibilmente, è andato altrove.

Una vicenda partita in salita, quella della vertenza in questa fabbrica di raccorderia che produce elementi di raccordo per condotte e tubazioni. “Partita in salita è un eufemismo – ci risponde Maurizio Oreggia, segretario generale della Fiom di Lecco, che non riesce a contenere l'entusiasmo nel tono della voce –. La multinazionale a inizio dicembre aveva annunciato semplicemente la chiusura e il licenziamento. Ma i lavoratori hanno reagito e con la loro tenacia sono riusciti a conquistare l'attenzione e il cuore dell'opinione pubblica. Sono stati così bravi a resistere e a non darsi per vinti che alla fine l'accordo firmato ieri ha ribaltato completamente la situazione”. Con il sindacato al fianco, il lavoro organizzato riesce a buttar giù Golia. Una battaglia d'altri tempi, in cui riecheggia il vecchio, leggendario slogan, resisteremo un minuto in più del padrone.

Che c'è scritto nell'accordo? “L'accordo, approvato dai lavoratori che ne hanno seguito tutti gli sviluppi passo passo, impegna l'azienda a mettere in campo tutti gli strumenti che possano garantire un reddito ai dipendenti, mentre si cerca una soluzione di prospettiva. La cassa covid e l'eventuale rinnovo, se si risolverà la crisi politica e ci sarà una proroga. Un accordo quadro per seguire un percorso dove c'è l'impegno a utilizzare tutti gli ammortizzatori a disposizione: cassa covid, cassa straordinaria per tutto il tempo che sia possibile. Certo, c'è un interrogativo relativo alla possibilità che il quadro normativo cambi. Il tema della riforma degli ammortizzatori sociali si percepiva e quindi stabilire un percorso lungo lascia delle incognite. La parola licenziamento collettivo appare solo laddove si dice che l'azienda si impegna formalmente a non farne. In più metteremo in campo tutti gli strumenti offerti da Regione Lombardia e dall'unità di crisi della provincia di Lecco, al fine di riqualificare i lavoratori e accrescerne la professionalità. Massima attenzione a eventuali soggetti interessati a rilevare lo stabilimento o parte della produzione. Insomma, l'accordo ha un solo obiettivo: salvare il lavoro e garantire continuità ai livelli occupazionali. Un bel passo avanti rispetto alla premessa: chiudiamo e licenziamo tutti”.

Sembra una favola a lieto fine. Qual è la morale o almeno il punto su cui riflettere? “I temi fondamentali – ci risponde Maurizio Oreggia – sono due. Il primo è che non tutto è ineluttabile. Anche quando lo annuncia, non è detto che una multinazionale riesca a imporre ciò che vuole. All'inizio sembrava impossibile un accordo di questo tipo. La lotta paga, mettersi in gioco per modificare gli eventi è fondamentale. I lavoratori organizzati dal sindacato possono farcela. Dove succedono queste cose e non c'è il sindacato purtroppo si chiude. Il secondo tema è l'assenza di normative che limitino lo strapotere delle multinazionali. Normative che dovrebbero essere continentali, a livello di Unione Europea. Non puoi permettere la competizione al ribasso nella Ue, l'assenza di vincoli, il concetto che i grandi gruppi possano andare dove vogliono e fare sempre i loro comodi”.

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 10:07:22 GMT
News n. 3
Nelle Marche 60 mila posti in ballo

Sono 60.000 i posti di lavoro in ballo nelle Marche. I dati sulla cassa integrazione nella regione preoccupano molto, e mostrano le cicatrici dell'emergenza sanitaria e dei suoi riflessi sull'economia regionale. Nel 2020, secondo i dati Inps rielaborati dall'Ires Cgil, ci sono state oltre 128 milioni di ore di cig autorizzate. Nello specifico la cassa arriva a oltre 102 milioni di ore contro i 14 milioni dell'anno precedente (+710), il ricorso al Fis a oltre 26 milioni di ore, mentre nel 2019 erano state autorizzate appena 64 mila ore.

Il settore che più ha usufruito di ammortizzatori è il metalmeccanico: oltre 35,5 milioni (+469% rispetto al 2019). Segue il commercio con 18 milioni di ore, e il settore pelli, calzature e cuoio con ben 12,6 milioni di ore. Dati che allarmano, e non poco, il sindacato.

“Il sistema produttivo regionale già prima del Covid era avviluppato in una crisi profonda e preoccupante - dichiara Giuseppe Santarelli, segretario regionale della Cgil -, ora sono tante le aziende che rischiano la cessazione o forti riduzioni di personale dopo la data fatidica del 31 marzo, quando scadrà il blocco dei licenziamenti”.

Ad una riduzione di oltre 128 milioni di ore, infatti, corrisponderebbero in linea teorica circa 63.000 mila lavoratori a tempo pieno “che nel 2020 non avrebbero lavorato neanche un'ora. Oltre 49.000 di questi sarebbero del settore manifatturiero industriale”. “Immaginiamo cosa potrà succedere dopo il 31 marzo, se verrà superato il blocco dei licenziamenti – conclude Sanatrelli - senza una ripresa delle attività economiche e dei livelli di produzione industriale e senza un sistema di tutele adeguato alla complessità del mondo del lavoro.”

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:30:22 GMT
News n. 4
In abbandono anche i bacini di carenaggio a Palermo

Peggiora la condizione dei due bacini galleggianti da 19 mila e 52 mila tonnellate da anni in stato di abbandono all'interno dei Cantieri navali del capoluogo siciliano. Nei giorni scorsi si è verificato un furto di rame, ultimo atto di una lunga serie di atti di vandalismo.

Rovine in riva al mare. Per Cgil e Fiom Palermo, in queste disastrose condizioni, i due bacini di carenaggio sono solo di ostacolo alle normali attività produttive del porto. E chiedono un incontro urgente alla Regione per ottenere l'impegno a riportare in funzione queste infrastrutture vitali per il futuro del Cantiere navale di Palermo, unico polmone industriale rimasto attivo nella difficile realtà produttiva del capoluogo siciliano.

"Con l'impegno preso da Fincantieri di tornare a costruire navi a Palermo e di potenziare lo stabilimento – sottolineano Fiom e Cgil – ci aspettiamo risposte dalla Regione sugli investimenti necessari alla ristrutturazione dei due bacini. Obiettivo: restituire la piena operatività al Cantiere navale, l'ultima grande fabbrica rimasta a Palermo”.

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:12:49 GMT
News n. 5
La politica anticiclica di Fincantieri

Da sempre, è un settore produttivo fondamentale e strategico per la nostra economia, con circa 80.000 lavoratori (incluse le piccole realtà private) che resistono e continuano ad operare attivamente, malgrado la pandemia e la crisi economica. Questa, la fotografia più recente della cantieristica navale italiana, scattata all'inizio del 2021. Come può confermare Roberto D'Andrea, coordinatore nazionale Fiom Cgil per il settore, che Collettiva ha intervistato.

“All'inizio dell'emergenza sanitaria, vale a dire quasi un anno fa - afferma il dirigente sindacale -, abbiamo temuto il peggio. Fincantieri - il maggiore player del settore, una multinazionale che opera in diversi paesi del mondo, a partecipazione pubblica, ma con gestione di natura privatistica, il cui fatturato si poggia per il 30% sul comparto militare, ma che vede una larga fetta di produzione impegnata nella progettazione e costruzione di navi da crociera, traghetti, mega yacht, attività di trasformazione, manutenzione e riparazione, disseminata sul territorio, con cantieri a Monfalcone (la sede più grande con 9.000 addetti), Trieste, Porto Marghera, Sestri Ponente, Muggiano, Riva Trigoso, Genova, Ancona,  Castellammare di Stabia e Palermo, con un organico di 8.200 unità dirette, cui vanno aggiunti 25.000 lavoratori negli appalti –, dopo uno sbandamento iniziale durante il primo lockdown, superato grazie al ricorso alla cassa integrazione per l'emergenza Covid e dovuto soprattutto al blocco del comparto crocieristico, è stata in grado di organizzarsi, grazie al prestito agevolato Sace, società creditizia di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti, riprogrammando con gli armatori le consegne previste a fine anno e mettendo in programma nuove lavorazioni entro dicembre 2021.

La riprogrammazione degli ordini ha salvato la quantità di lavoro prevista in futuro: ma che cosa succederà nel caso di una terza ondata del Coronavirus?

Fincantieri ha fatto una politica anticiclica, salvando gli ordinativi acquisiti. Certo, se il mercato del cruise non dovesse ripartire, ci sarebbe una crisi di liquidità, visto che, secondo la prassi, i pagamenti vengono erogati all'atto della consegna delle navi, con il rischio di una disdetta delle commesse in caso contrario. In sostanza, Fincantieri non si ferma e continua a lavorare, indotto compreso, vivendo di ‘rendita', grazie alle commesse accumulate prima della pandemia, che garantivano lavoro per almeno dieci-dodici anni. Ma queste scorte sono destinate ad esaurirsi in breve tempo, se la produzione dovesse bloccarsi di nuovo.

Fincantieri è impegnata anche in una serie di attività di ingegneria civile, come lo è stata la costruzione del nuovo ponte di Genova, realizzato in tempi record.

Certo, e noi abbiamo già chiesto che si continui a svolgere attività del genere a carattere strutturale. Non solo navi da crociera, dunque, ma anche altre lavorazioni, come potrebbero essere, ad esempio, la riparazione e messa in sicurezza dei circa quattromila ponti considerati pericolanti su tutta la penisola. Non solo. Visto poi che nel Mediterraneo circolano molte ‘carrette dei mari', si potrebbe dare lavoro alla cantieristica navale, con l'ausilio di armatori, responsabili di far circolare imbarcazioni in regola, indirizzando tali ‘bagnarole' ad attività di manutenzione per la loro sistemazione e messa in sicurezza. Inoltre, con l'ausilio di autorità portuali e istituzioni locali, si potrebbero riqualificare molti porti e bacini italiani, attualmente fermi e inoperosi.

Pensiamo alla situazione dei cantieri navali di Trapani, inattivi da un decennio, dove negli ‘anni d'oro', fra lavoratori fissi e indotto, vi operavano oltre 400 persone.

Sì. In quel caso, sono stati fatti una serie di errori, che hanno portato direttamente al fallimento. Ci sono stati danni al bacino galleggiante, e poi, come se non bastasse, la struttura ha subìto nel corso del tempo una serie di furti al sistema elettrico di alimentazione del bacino, con il conseguente depredamento e danneggiamento delle attrezzature. Ora, dopo enormi ritardi da parte della Regione, è stata finalmente avviata la gara d'appalto per il completamento della manutenzione del bacino di carenaggio del porto siciliano.   

Quella dei piccoli cantieri navali abbandonati a se stessi è una costante che si riscontra in una decina di casi, quasi tutti riscontrabili nel Centro-Sud.

Sicuramente, anche se devo premettere che la gran parte dei piccoli cantieri navali stanno continuando a lavorare e fanno parte del polo del lusso, impegnati nella realizzazione e manutenzione dell'offshore e nella costruzione di yacht. Viceversa, in senso negativo, oltre al caso di Trapani, penso a Taranto, a Gioia Tauro, all'intera Calabria, che malgrado sia interamente bagnata dal mare non ha siti produttivi della navalmeccanica degni questo nome. Stessa cosa per quanto concerne Abruzzo e Molise, regioni entrambe prive di attività rilevanti della cantieristica, ma il discorso riguarda anche lo scalo di Civitavecchia, quelli di Piombino e Trieste: tutti esempi in cui manca una programmazione da parte delle istituzioni e dove si dovrebbe investire nella reindustrializzazione dei siti.

Una vicenda positiva, invece, di cui la Fiom va particolarmente fiera, è quella dell'imminente rilancio del cantiere navale di Brindisi.

Esattamente. In quel caso si può parlare di esperienza largamente positiva, attraverso una vertenza gestita in prima persona dalla Fiom e dalla Cgil di Brindisi. Laggiù, proprio il 2 febbraio prossimo, verrà inaugurato il nuovo cantiere navale, grazie a una società privata, la Consorzio Cantieri riuniti del Mediterraneo, che svolgerà attività di manutenzione e revamping. Verranno impegnati anche una ventina di lavoratori espulsi a suo tempo dall'indotto dell'aerospazio, tramite il bacino delle competenze varato dalla task force dell'Assessorato al lavoro della Regione Puglia, per un totale di una sessantina di persone in organico. Brindisi è la riprova che la crisi non è irreversibile, a patto che si faccia sistema e ci sia, come in quel contesto, il coinvolgimento dell'autorità portuale, della capitaneria di porto e delle istituzioni a tutti i livelli, beninteso con la partecipazione attiva del sindacato e dei lavoratori.

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:12:07 GMT
News n. 6
Il lavoro cola a picco

Negli anni sessanta, quando un uomo cercava da lavorare, finiva inevitabilmente al porto.  I Cantieri Navali di Trapani sono rimasti un importante punto di riferimento occupazionale per tutti gli anni novanta.

Suicidio aziendale. Nel 2007, Giuseppe D'Angelo, patron della Satin, produttrice di motori marini, prova a rilanciare i cantieri acquisendo una commessa per costruire navi cisterna. I lavori per la Marettimo M vanno a rilento. Alcune lavorazioni non sono conformi e vanno rifatte. Le scadenze non vengono rispettate e di conseguenza i pagamenti. I 65 dipendenti finiscono sul lastrico. Solo macerie per l'indotto.

Una nuova ripartenza? Dieci anni dopo – anni durissimi per chi ha avuto il problema di mettere insieme il pranzo con la cena – un nuovo soggetto, Marinedi Group, si è aggiudicato la concessione demaniale. La realizzazione del piano industriale è in ritardo. I lavoratori pressano. Appena fuori dall'area dei cantieri c'è un bacino di carenaggio di proprietà della Regione. Ristrutturato e vandalizzato, non è mai stato operativo.

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:11:31 GMT
News n. 7
Christian Ferrari (Cgil Veneto): uniti per sopravvivere alla crisi

In Veneto la situazione è dura. Le previsioni, incrociando i dati attuali e proiettandoli in uno scenario in cui dovesse cadere il blocco dei licenziamenti, parlano di 40, forse persino 50mila posti di lavoro a rischio. Una valanga di disoccupati che nell'intero Nordest toccherebbe quota 62mila. 93mila persone coinvolte considerando anche il ricorso al Fondo d'Integrazione Salariale.

Cosa servirebbe per evitare questo disastro? A risponderci è Christian Ferrari, segretario generale della Cgil Veneto. “Come prima cosa, prorogare ulteriormente il blocco dei licenziamenti. Una misura che sarebbe fondamentale per gestire, parallelamente, la situazione di emergenza sanitaria acuta con le misure di protezione del lavoro. È chiaro che prima o poi questa misura verrà meno, quindi occorre prepararsi alla prospettiva. Gli strumenti a disposizione sono il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, gli investimenti, la programmazione, un disegno complessivo che metta insieme il modello nazionale e regionale. Ma bisogna arrivarci vivi. Evitare di trovarsi ad affrontare l'emergenza a mani nude. Per questo – aggiunge Christian Ferrari – chiediamo un confronto sulla riforma degli ammortizzatori sociali e contemporaneamente richiamiamo la politica e le imprese alla responsabilità rispetto a quello che rischia di succedere non appena terminerà il blocco. In Veneto il pericolo dietro l'angolo è l'implosione di settori importanti e, più in generale, della coesione territoriale. Qui abbiamo i distretti che stanno pagando il prezzo più alto della pandemia. Proprio in questa settimana abbiamo incontrato la giunta regionale e abbiamo chiesto l'istituzione di un tavolo di sistema e anticipi la gestione delle trasformazioni che, prima o poi, presenteranno il conto”.

E alle imprese cosa chiedete? “No ai licenziamenti unilaterali e l'impegno a usare tutti gli strumenti a disposizione per scongiurare la perdita del lavoro, il più possibile. Questo è un punto di esigenza generale. Alla Regione Veneto che si faccia garante istituzionale di questo tavolo di gestione permanente. Onde evitare confusione e frammentazione nei soliti tavoli di crisi che ben poco possono fare, sia per salvare il lavoro, sia in termini di tenuta. Tutto questo è precondizione di politiche di rilancio, ma, ripeto, per programmare investimenti dobbiamo arrivarci vivi”.

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:08:49 GMT
News n. 8
Pino Gesmundo (Cgil Puglia): la crisi sociale è dietro l'angolo

Sono oltre 18mila i posti di lavoro persi nel solo 2020 in Puglia. 220mila i lavoratori in cassa integrazione (fonte Istat/Bankitalia). La task force regionale creata per gestire le questioni urgenti che riguardano l'occupazione, ha gestito, tra luglio e dicembre, 54 fascicoli di crisi aziendali, con 8 mila lavoratori a rischio, il 40 per cento dei quali nell'industria. Complessivamente, le vertenze riguardano circa 19 mila lavoratori

Se il quadro della situazione dell'ultimo anno non basta, le previsioni sono ancora più fosche. La crisi pandemica rischia di bruciare 60mila posti di lavoro, tra turismo, servizi, industria e artigianato, secondo le stime di sindacati e associazioni datoriali dei vari settori.

“Da un lato – commenta Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia – il blocco dei licenziamenti, dall'altro il ricorso agli ammortizzatori sociali, hanno funzionato come tampone all'esplodere di una crisi sociale senza precedenti nella nostra regione. Eppure gli indicatori già ci parlano di un forte impoverimento reddituale delle famiglie e una contrazione di occupati legati soprattutto a forme precarie e stagionali di lavoro. Le previsioni legate al futuro sono davvero drammatiche, per questo serve investire presto e bene le risorse europee, a partire dalle progettualità legate al Recovery Plan. Con Cisl e Uil abbiamo avviato una cabina di regia con la Regione Puglia per definire strategie e obiettivi funzionali a uno sviluppo e alla crescita fatta di buona occupazione, sostenibilità ambientale, innovazione, e quindi investendo su processi, digitalizzazione, transizione energetica, infrastrutture materiali e immateriali”.

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:07:55 GMT
News n. 9
Piemonte, ammortizzatori e investimenti per uscire dalla crisi

Non è facile fare previsioni su quello che succederebbe se non fosse prorogato il blocco dei licenziamenti. Ma a leggere i dati che raccontano gli ultimi mesi, anche il Piemonte sembra sull'orlo del baratro. “Da un recente studio dell'Ires, concentrato sulle prime tre settimane di gennaio, risulta che, rispetto alle assunzioni, siamo a meno 35 per cento sullo stesso periodo del 2020 e a meno 52 per cento sul 2019. È già un dato statisticamente significativo e preoccupante”. A guidarci è Claudio Stacchini, della segreteria regionale della Cgil. “Sul capitolo occupazione, gli ultimi dati di Confindustria calcolano che nel primo trimestre, quindi fino al 31 marzo, con il blocco dei licenziamenti in essere, l'occupazione scenderà del 4,1 per cento sul totale. Parliamo di 35mila posti di lavoro”. Numeri che combaciano con il mezzo disastro del 2020: l'avvio di nuovi contratti è crollato del 33 per cento, le trasformazioni da precari a stabili giù del 28 per cento. E a pagare il prezzo più alto le donne e i giovani. La punta dell'iceberg è annunciata da un altro dato: quello delle cessazioni che sono diminuite del 20 per cento. In pratica 61mila persone in meno hanno perso il lavoro. Sembra una buona notizia. Sembra... “Questo – commenta Claudio Stacchini – dimostra che il Piemonte è una delle aree a rischio con il superamento del blocco dei licenziamenti. Chi ce l'ha fatta finora, quando il blocco decadrà perderà il posto. Mancando quella misura di protezione si va al libero mercato. E del resto la pressione delle imprese per superare questo punto è anche figlia di una volontà di cogliere l'occasione, per rinnovare la forza lavoro, lasciando andare i più vecchi, meno qualificati e più improduttivi. Noi siamo già entrati nella crisi con 15mila potenziali esuberi. Quegli esuberi ce li ritroveremo tutti davanti una volta tolto il blocco. A dircelo è lo stato comatoso del tessile e dell'automotive, due dei settori più importanti per la nostra regione, che erano in affanno quando è scoppiata la pandemia e restano tuttora tali. La metalmeccanica continua a perdere produzioni, nell'automotive lo spiraglio di Stellantis è tutto da verificare e le attuali scelte annunciate ad ora non saturano né Mirafiori, né la componentistica. Nel tessile i 10mila addetti a Biella fino a novembre hanno fatto 9 milioni di ore di cassa. Con un semplice calcolo matematico, è come se in 5mila fossero stati a zero ore per tutto l'anno. Queste sono due questioni anestetizzate dal covid, ma pronte a tornare prepotentemente urgenti con la fine del blocco”.

Come se ne esce? “Le misure passive, come il blocco dei licenziamenti, vanno bene all'inizio, ma a un certo punto servono investimenti. Perché non puoi bloccare gli esuberi all'infinito e poi perché bisogna creare occupazione. Questa è ora l'emergenza. Senza investimenti non ce la facciamo. Perché la crisi della manifattura continuerà. Finora il terziario, servizi, ristorazione, turismo, hanno fatto da polmone e sono cresciuti in questi anni, arginando la crisi industriale. Con il covid non hanno più esercitato questa funzione, anzi, licenziando anche in questo settore la situazione complessiva risulta aggravata. Senza investimenti allungheremo l'agonia. Quindi sono due i comportamenti decisivi: una riforma che semplifichi gli strumenti di protezione del lavoro, gli ammortizzatori e l'impegno per le politiche attive, e investimenti pubblici e privati”.

Il gelo all'ombra della Mole  

A Torino la situazione è sempre più nera. In città la crisi viene da lontano e già a dicembre 2019 i sindacati avevano sintetizzato lo stato del lavoro come vertenza Torino. Poi è arrivato il covid, con il suo carico di drammi e la lunga coda di una crisi economica che rischia di essere appena all'inizio. In città, secondo i dati Osservatorio sul Precariato Inps relativi al IV trimestre 2020, si concentra il 62 per cento delle 36.638 famiglie che in Piemonte hanno richiesto il reddito di cittadinanza. Il capoluogo, da solo, ha in carico 28mila nuclei familiari, di cui circa due terzi assegnati ai Centri per l'impiego e poco meno di 9mila in percorsi socio-assistenziali, nonché circa 600 persone impegnate in cantieri di lavoro, progetti di pubblica utilità, tirocini e borse lavoro. Nonostante questo, permane, e si aggrava con un significativo incremento a dicembre scorso rispetto a novembre, un forte problema sociale e di reddito: si aggiungono infatti 10mila famiglie che ricorrono agli aiuti di beni di prima necessità attraverso il progetto “Torino solidale”. Inoltre 40.639 persone dell'area metropolitana (il 60% delle richieste del Piemonte) hanno chiesto il Reddito di Emergenza, con un incremento del 21,2 per cento a dicembre 2020 rispetto a novembre.

“La lettura di questi dati – commenta Elena Petrosino della segreteria della Cgil provinciale – ci suggerisce che nell'area metropolitana la crisi è ancora molto forte, aggravata dagli effetti dell'epidemia. Sul piano occupazionale nel 2020 abbiamo registrato un calo significativo delle attivazioni nette, con un leggero miglioramento solo a partire dalla seconda metà di dicembre. Una crisi che ha effetti diversi in base all'evoluzione sanitaria dell'epidemia e alle disposizioni di gestione messe in atto da Governo e Regioni. E si inserisce in un momento di forti trasformazioni già in atto nei modelli produttivi classici manifatturieri, nei servizi e nella logistica, nella pubblica amministrazione a fronte dell'innovazione tecnologica e digitale, della necessità di tutela ambientale, dei cambiamenti nei mercati internazionali e che sta producendo una forte contrazione di reddito delle famiglie e dei consumi. Per queste ragioni – continua la sindacalista – permane una forte incertezza, anche rispetto all'imminente futuro quando, il 31 marzo o successivamente, verrà meno il sistema di tutele covid: ammortizzatori sociali, bonus, blocco dei licenziamenti – ben consapevoli che in quest'ultimo anno sono già stati persi centinaia di migliaia di posti di lavoro, soprattutto a termine. Una situazione che ha ulteriormente penalizzato, nel nostro mercato del lavoro già fortemente diseguale, in particolare giovani e donne. Aumentano gli inattivi, persone che non studiano, non hanno un lavoro, non lo cercano e non sarebbero disponibili ad accettarne uno”.

 

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:06:50 GMT
News n. 10
I primi licenziamenti, in barba al divieto

In provincia di Monza e Brianza c'è chi licenzia nonostante il divieto. La Brugola Oeb di Lissone, storica azienda famosa nel mondo anche per aver inventato il bullone a testa cava esagonale, dopo aver sospeso la produzione a marzo in pieno lockdown, ha poi richiamato al lavoro tutti i dipendenti: tutti e 450 tranne 40, che sono rimasti in cassa integrazione Covid a zero ore, senza neppure la possibilità di fare una rotazione. Quindi, ha forzato la mano, ha convocato questi lavoratori a uno a uno per comunicare loro che non avrebbero fatto parte del progetto futuro della società e ha proposto a ognuno un'uscita, con accordo, incentivo, conciliazione. Senza i sindacati e senza rispettare la legge.  

 

 

 

“Queste cessazioni sono state fatte non solo in pieno divieto di licenziamento ma anche senza osservare le normative previste per i licenziamenti collettivi, e il conseguente coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in rappresentanza dei lavoratori per trovare soluzioni anche alternative - spiega Stefano Bucchioni, segretario generale di Fiom Cgil Monza e Brianza -. Anche nell'eventualità di dover ridurre la struttura, le norme a oggi lo consentono attraverso accordi collettivi con le organizzazioni dei lavoratori, le eventuali uscite devono essere volontarie, ma anche questo percorso è stato aggirato”. Eppure alla Brugola il lavoro non manca, tant'è vero che durante le festività natalizie non c'è stata chiusura aziendale, se non nelle giornate del 24 e del 31 dicembre, proprio per sopperire alle necessità produttive ed evadere gli ordini. E a quanto risulta, sono anche state fatte assunzioni in reparti in cui ci sono lavoratori sospesi in cassa integrazione e dove vengano svolti straordinari.

 

 

 

È un anno che vivo di stenti - ci racconta uno dei dipendenti che non è ancora rientrato in Brugola -. Chi ha famiglia e magari è monoreddito fa fatica a tirare a fine mese, tutti sappiamo a quanto ammonta la cassa integrazione. L'azienda continua a tenere in cassa sempre per gli stessi di noi, senza fare la rotazione. E dopo undici mesi difficili da sostenere, mi hanno chiamato. Pensavo, speravo che dall'incontro con il direttore emergessero buone notizie e invece no, mi sono sentito dire che purtroppo per me non c'era più spazio e mi offrivano un incentivo di un anno, in barba a tutte le regole”.

I colloqui li hanno fatti individualmente. E così qualcuno ha accettato, è andato via. Ma nessun sindacato ha firmato la conciliazione. Come se non bastasse, ai lavoratori sospesi e mai rientrati è stato chiesto di restituire il premio mensile previsto dall'accordo integrativo, che è stato trattenuto nel cedolino di dicembre anche superando il quinto dello stipendio massimo previsto dal contratto.

“Capisco quelli che sono usciti, una decina ci risulta, indotti a farlo per pochi soldi, per sollevarsi almeno momentaneamente dalla condizione in cui si trovano – conclude Bucchioni -. Gli altri però rivendicano il diritto a rientrare al lavoro, a fare la rotazione. Anche perché non puoi licenziare da una parte e poi aprire delle posizioni dall'altra. Chiediamo di rispettare i lavoratori, farli rientrare dalla cassa e di applicare, là dove ci fosse bisogno dell'ammortizzatore, la rotazione in maniera equa e senza alcun pregiudizio e di gestire con correttezza, buona fede e nel rispetto del principio della responsabilità sociale dell'impresa la dinamica del rapporto contrattuale e delle corrette relazioni sindacali”. Alla Brugola già accade quello che succederà con la fine del blocco.

Data articolo: Thu, 28 Jan 2021 06:04:00 GMT
News n. 11
Pam Panorama, lavoratori in stato d'agitazione

Non è bastato un 2019 caratterizzato da dismissioni, cessioni di storici punti vendita e procedure di licenziamento collettivo e non è stato nemmeno sufficiente il 2020, anno della pandemia globale, della paura quotidiana del contagio, unito a quello della cassa integrazione in deroga che, da giugno dello scorso anno, si abbatte sulla vita, sul salario di centinaia di lavoratori degli ipermercati del gruppo Pam Panorama. Il 2021 rischia d'iniziare ancor peggio di come si è concluso quello precedente.

Una nuova richiesta di proroga dell'ammortizzatore sociale incombe per gli stessi mercati già pesantemente impattati nei mesi precedenti dalle riduzioni orarie, con una variante importante che poco ha a che fare con l'emergenza da Covid 19 e molto più con i processi di riorganizzazione e i riassetti commerciali del gruppo Panorama.Un ammortizzatore che, così come concepito, colpirà in modo discriminatorio e selettivo i soli lavoratori occupati nei reparti ridimensionati per effetto del nuovo assetto commerciale del gruppo Libero servizio, no food, casse, elettronica di consumo, reparti dove sono occupati lavoratori la cui unica colpa è quella di essere collocati nella 'zona' sbagliata, sacrificabile e sacrificata degli ipermercati.

“Un'impostazione irricevibile” - dichiarano Maurizio Alberighi, Lucio Mazzei e Sergio Moro, di Filcams Cgil Roma Lazio, Fisascat Cisl Roma Capitale e Rieti e Uiltucs Uil Roma e Lazio, all'indomani dell'incontro che si è tenuto con la direzione aziendale di Pam Panorama, aggiungendo che “è assurda, illegittima e dannosa la decisione di applicare, a totale discrezione dell'azienda, diverse percentuali di ammortizzatori sociali in base ai reparti”.

Un incontro, quello di ieri, improduttivo e in controtendenza con il passato, che pur con enormi criticità, aveva consegnato per molti anni un sistema di relazioni sindacali consolidato - in alcuni casi proficuo, risolutivo e improntato alla condivisione ed al confronto. Nessuna disponibilità da parte dell'azienda nel rivedere le proprie posizioni che, a detta dei rappresentanti delle tre organizzazioni sindacali “assumono connotati fortemente preoccupanti e discriminatori e un profilo di potenziale illegittimità normativa in assenza di un'equa ripartizione e rotazione dell'ammortizzatore sociale tra tutti i lavoratori”.

“I sindacati hanno proceduto a una diffida nei confronti di Pam Panorama dall'intraprendere iniziative unilaterali di riduzione oraria nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, chiarendo che procederanno contestualmente ad una segnalazione immediata a gli organi competenti, al fine di verificare la liceità delle azioni intraprese dall'azienda.A fronte delle rigide posizioni assunte dalla società, è stato avviato con decorrenza immediata lo stato di agitazione di tutti i lavoratori dipendenti afferenti ai canali destinazione/prossimità del gruppo Pam Panorama spa, riservandosi di agire, già dalle prossime ore, con ulteriori azioni diffuse di lotta sull'intero perimetro della rete di vendita.

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 16:44:47 GMT
News n. 12
Bergamo, alla Novem sciopero contro le delocalizzazioni

I sindacati lo definiscono un terremoto quello in corso alla Novem Car Interior di Bagnatica, provincia di Bergamo, dove la metà del personale, circa 60 addetti su 115, rischiano il posto. Alcune linee produttive saranno trasferite in Slovenia, nel sito resteranno solo assemblaggio e spedizione.

I dettagli del forte impatto sull'occupazione nello stabilimento bergamasco sono stati comunicati ai sindacati il 21 gennaio, dopo che già nel 2020 alcuni esuberi erano stati gestiti con esodo volontario e cassa integrazione. Ora arrivano altri tagli per la delocalizzazione all'estero di parte della produzione: l'intenzione del gruppo è quella di trasferire nello stabilimento di Žalec in Slovenia i processi produttivi di carteggio-legno, lucidatura, verniciatura, fresatura e iniezione PUR.

"Contro questa decisione domani, 28 gennaio, scatta la protesta: Fillea Cgil e Filca Cisl di Bergamo - si legge nel comunicato - hanno proclamato 8 ore di sciopero con un presidio davanti ai cancelli dell'azienda, dalle 6 a mezzogiorno. Alle 10.00, sul posto, incontro con i giornalisti per una conferenza stampa".

“Siamo consapevoli della situazione di forte rallentamento che sta vivendo il settore dell'automotive in Europa, e, in modo particolare in Italia, una situazione poi aggravata dall'emergenza sanitaria da Covid-19. Ma questo non significa che permetteremo che una realtà come quella di Novem venga dimezzata nel numero di lavoratori, magari rischiando, fra 3-4 anni, di scomparire del tutto dal territorio provinciale”, hanno detto oggi Luciana Fratus della Fillea e Massimo Lamera di Filca provinciali. “Non condividiamo le scelte del Gruppo. Pensiamo, invece, che siano urgenti da parte aziendale iniziative utili a fare in modo che lo stabilimento bergamasco resti uno dei punti di eccellenza per qualità del lavoro all'interno della galassia Novem. Come abbiamo scritto in una lettera indirizzata al ceo del Gruppo, Günter Brenner, crediamo debbano essere fatti investimenti produttivi strutturali importanti e di ricerca e sviluppo, utilizzando risorse interne e anche pubbliche, magari attraverso il Recovery Fund. Per sostenere la crescita della produttività, il decreto rilancio del Governo ha già messo a disposizione delle imprese altri fondi per fronteggiare questo momento particolarmente complicato. In secondo luogo, crediamo sia strategica la scelta di convogliare presso lo stabilimento di Bergamo commesse di clienti diversi da Fca, come già in passato è stato fatto”.

Già lo scorso anno l'azienda aveva annunciato una trentina di esuberi e in 18 avevano scelto l'esodo volontario. Era stato avviato un contratto di solidarietà poi sospeso per l'utilizzo della cassa integrazione covid. “In quei mesi come organizzazioni sindacali e Rsu avevamo subito aperto un confronto con le istituzioni italiane affinché fossero riconosciuti ammortizzatori sociali in attesa di nuovi progetti da acquisire”, proseguono i due sindacalisti. “Inoltre, responsabilmente avevamo gestito con la dirigenza italiana una procedura di mobilità volontaria per dare un futuro più certo a chi sarebbe rimasto. Ora invece arrivano altri esuberi”.

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 16:19:54 GMT
News n. 13
Vaccini, sindacati pensionati Emilia-Romagna: estendere la produzione

Il rallentamento nella fornitura dei vaccini contro il covid preoccupa, in Italia, come nel resto d'Europa. I sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e UilP emiliano-romagnoli auspicano che a breve siano trovate modalità di produzione diversificate, che includano la possibilità di dedicare all'antidoto anche linee produttive in Italia.

“È inaccettabile – scrivono in una nota unitaria – a fronte di un bilancio così pesante sul piano della salute oltre che su quello economico, che la seconda fase della vaccinazione sia messa in difficoltà a causa di problemi di produzione e di distribuzione dei vaccini. Va assolutamente garantita la regolarità del piano vaccinale per tutta la popolazione, a partire dagli over-80, che rappresentano una percentuale elevatissima di vittime. Queste incertezze sulla fornitura di vaccini contro il Covid-19 impongono anche in Emilia-Romagna di pensare da subito a una rete vaccinale molto capillare, soprattutto in vista della seconda fase di vaccinazione”.

Da sempre interlocutori della Regione e degli enti locali sulle questioni legate alla popolazione anziana, i sindacati pensionati ritengono necessario coinvolgere in modo certo i medici di famiglia, sullo stesso modello che è alla base del sistema di vaccinazione anti-influenzale. “Solo in questo modo sarà possibile raggiungere anziani fragili, persone sole, non autosufficienti e le località più lontane dai punti di vaccinazione già previsti. Chiediamo alla Regione uno sforzo particolare rispetto all'organizzazione della fase 2 della vaccinazione, affinché sia raggiunta in tempo breve e con la massima capillarità tutta la popolazione residente in Emilia-Romagna”.

Le organizzazioni chiedono che siano impiegate in questo obiettivo tutte le forze disponibili, a partire dallo snodo centrale rappresentato dai medici di medicina generale che devono garantire la diffusione e la somministrazione dei vaccini nei loro ambulatori.

“Tutti i soggetti coinvolti sono chiamati quindi a programmare da subito un sistema vaccinale più diffuso ed efficace, che sarà, speriamo presto, reso possibile anche dall'arrivo di nuovi vaccini che consentano la conservazione a temperature meno estreme, simili a quelle dei normali vaccini anti-influenzali”. 

Per i sindacati pensionati è urgente porre un argine alle centinaia di morti che ogni giorno sono vittime della pandemia di coronavirus: secondo le statistiche il 95,6 per cento dei decessi diagnosticati covid avviene tra gli over 60 rispetto al 4,4 per cento degli under 60.

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 13:44:35 GMT
News n. 14
Acc: sindacati, preoccupati per progetto Italcomp

“Abbiamo manifestato la forte preoccupazione circa la fattibilità del polo industriale Italcomp, visti i continui no avuti dalla Commissione europea sulla richiesta dello Stato italiano di poter dare la sua garanzia al prestito in favore di Acc”. A dirlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil nazionali in merito alla situazione dell'azienda bellunese, commentando l'incontro di martedì 26 gennaio con il ministero dello Sviluppo economico.

“Acc – spiegano i sindacati – si trova nell'incredibile situazione di non poter evadere ordini di compressori, avuti da tutta Europa, per un valore di oltre 2,5 milioni, a causa della difficoltà a ottemperare il pagamento dei fornitori dovuta a scarsa liquidità”. Nell'incontro il ministero ha comunicato di aver istruito la pratica “per chiedere un prestito a Sace, dove si avrà una risposta entro circa dieci giorni” e che si sta provando “ad aprire linee di credito con banche del territorio”. È in fase di definizione anche “la procedura per la costituzione della società ItalComp con un capitale sociale formato per il 70% da risorse pubbliche”.

Fiom, Fim e Uilm hanno chiesto “un incontro urgente già dalla prossima settimana per avere ritorni di queste due azioni”. Nel frattempo i sindacati avvertono di concordare “con i lavoratori azioni di lotta nel caso in cui la vertenza non trovi soluzione concrete per il mantenimento occupazionale”. E così concludono: “Il governo ha assunto impegni ed elaborato un piano che finalmente offre un'opportunità di rilancio sia ad Acc sia a Embraco. Chiediamo che tale piano proceda nonostante l'ostruzionismo della Commissione europea”.

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 13:40:06 GMT
News n. 15
Sciopero alla Fiorani di Castelvetro di Modena contro i no dell'azienda

Sciopero immediato. È quanto hanno fatto i lavoratori della Fiorani spa di Castelvetro di Modena, azienda del Gruppo Inalca specializzata nella lavorazione di carni suine, davanti ai no decisi della direzione aziendale alle richieste sindacali, avanzate nell'incontro tenutosi ieri mattina. Gli addetti hanno incrociato le braccia ieri e continuano oggi e, giorno per giorno, decideranno di giorno in giorno come portare avanti la lotta.

“Nello stabilimento di Castelvetro di Modena, con circa 50 dipendenti – si legge nel comunicato della Flai Cgil provinciale – l'attività produttiva è proseguita ininterrottamente fin dall'inizio dell'emergenza covid, ma i problemi si sono accumulati nel tempo, a partire dalla movimentazione manuale dei carichi, dalla velocità delle linee di lavorazione, dalle modalità di gestione del personale e dagli inquadramenti professionali. Inoltre inizia a crescere il problema salariale, aggravato dalla posizione intransigente del Gruppo Inalca di non aderire al recente rinnovo del contratto nazionale dell'industria alimentare”.

“Sembra che il gruppo Inalca stia facendo le prove generali sul dopo pandemia, respingendo ogni forma di contrattazione – dichiara Diego Bernardini della Flai di Vignola –. Durante i mesi più duri del lockdown c'è stata la massima collaborazione per garantire la continuità lavorativa, nonostante i molti casi di covid. Ora l'atteggiamento del gruppo appare come una beffa. Chiediamo all'azienda di riaprire le trattative con lo spirito di affrontare i problemi posti dai lavoratori e non di accantonarli”.

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 11:26:00 GMT
News n. 16
Aborto nelle Marche, le donne dello Spi in difesa della libertà di scegliere

Anche le pensionate dello Spi Cgil delle Marche, con la loro memoria storica e il loro ruolo di protagoniste assolute della battaglia per la conquista del diritto all'aborto, esprimono grande preoccupazione per i continui attacchi ai diritti di libertà delle donne. "Ricordiamo - scrivono in un comunicato - che sono state le molte donne, oggi pensionate, che con le loro lotte sono riuscite a conquistare leggi importanti per allargare i diritti per l'emancipazione e l'autodeterminazione della donna. La legge sul divorzio nel 1970, il nuovo diritto di famiglia nel 1975, la legge istitutiva dei consultori familiari del 1975, la legge 194 sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria di gravidanza, la legge che riconosce la violenza sessuale come reato contro la persona (solo a titolo di esempio) testimoniano come le donne di quella generazione abbiano difeso le libertà, i diritti e con essi la democrazia del nostro paese, rendendolo più rispettoso di tutte le sensibilità, ma laico e inclusivo, che si fa carico anche dei drammi che le persone si trovano a vivere".

Forti della loro storia, respingono qualunque tentativo di ostacolare queste libertà, a partire dalla difesa della legge 194 sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria di gravidanza e faranno sentire la loro voce anche con la mobilitazione se venissero presi provvedimenti restrittivi sull'applicazione della RU 486 meglio conosciuta come pillola abortiva. "Ci mobiliteremo - scrivono - a fianco delle più giovani perché la Regione desista dall'intendimento di disattendere le linee guida del Ministero della Salute".

Per le donne dello Spi Cgil servono, al contrario, interventi che rendano effettiva l'applicazione della Legge 194/78 ancora ampiamente elusa per l'obiezione di coscienza di molti medici e operatori sanitari, costringendo molte donne ad andare fuori regione o addirittura a ricorrere all'aborto clandestino. Nelle Marche, infatti, gli obiettori di coscienza rappresentano quasi il 70% dei ginecologi che svolgono la loro attività nelle strutture ospedaliere, superando quella media nazionale del 69% e il 30% sui Consultori.

Contribuisce ad aggravare questa situazione, la riduzione dei medici ginecologi e degli operatori previsti dalla legge presenti nei Consultori pubblici diventati poco più che ambulatori e costretti ad operare in condizioni emergenziali rendendo sempre più difficile l'attività di prevenzione e di promozione della salute.

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 10:13:57 GMT
News n. 17
Grave lutto per la Cgil Napoli e Campania. Il saluto del sindacato a Gianni De Luca

"Siamo attoniti e senza parole. La Cgil Campania e la Cgil Napoli si uniscono al dolore della famiglia per la tragica scomparsa del compagno Gianni De Luca". Così in una nota il segretario generale Cgil Napoli e Campania Nicola Ricci esprime il cordoglio della confederazione campana e napoletana alla notizia della morte di Gianni De Luca.

"Gianni De Luca - si legge nella nota - è stato un dirigente storico del sindacato dei bancari a Napoli e in Campania. Agli inizi degli anni Novanta ha fatto parte della segreteria regionale della Cgil. Nel 1996 divenne Presidente del riorganizzato Ires Campania. Assunse poi la carica di Vice Segretario della Cgil Campania con delega all'organizzazione, ricoperta dal 1996 al 2001, in una grande stagione di lotte e rivendicazioni sindacali. Successivamente, dal 2001 al 2008, è stato vice presidente di Federconsumatori collaborando, poi, con il sindacato pensionati fino alla quiescenza. Ha speso il suo impegno politico dal Pci fino al Pd, con il quale ha mantenuto rapporti di partecipazione attiva fino ad oggi".

"Gianni - ricorda ancora il segretario generale Nicola Ricci - ha vissuto e ha rappresentato una fase politica importante per la nostra organizzazione, dallo scenario nazionale sotto la guida di Cofferati a quello delle manifestazioni e delle lotte in Campania in difesa del lavoro, su tutte le vertenze dei metalmeccanici nel 1999 e, ancora, la grande iniziativa per il rilancio del sindacato con la conferenza d'organizzazione. Il suo impegno, la sua passione politica e sindacale resteranno punti significativi costanti nel nostro lavoro quotidiano. Di sicuro - ha concluso Ricci - da oggi la Cgil ha perduto un importante dirigente coerente, sempre, con le sue idee. Addio Gianni".

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 10:00:00 GMT
News n. 18
Le iniziative e il ricordo sul territorio

Nella Giornata della Memoria sono tantissime le iniziative e le strutture territoriali che ricordano questa celebrazione e rinnovano il loro impegno. per non dimenticare Un piccolo giro d'Italia che parte dalla provincia Bat, Barletta Andria Trani, in Puglia, con le parole del segretario della Cgil Biagio D'Alberto, “triste pagina di storia, al culmine di un periodo di privazione di libertà con la promulgazione delle leggi razziali e anti-ebraiche. La memoria è un dovere morale, non possiamo delegarla, ognuno deve coltivarne un pezzo, solo così si può mantenere vivo il ricordo. Non possiamo pensare che tocchi a qualcun altro preservarla, ognuno deve fare il suo. Altrimenti il negazionismo, a cui purtroppo spesso oggi assistiamo, rischia di prendere il sopravvento”. Nel messaggio viene ricordato l'eccidio dei vigili urbani e dei netturbini a Barletta, il 12 settembre 1943, probabilmente la prima delle stragi tedesche in Italia.

La Cgil Basilicata ricorda quello che sta accadendo ai confini dell'Unione. “Se l'Europa vuol continuare ad esistere non può rimanere sorda e cieca di fronte alle immagini dei migliaia di migranti bloccati in Bosnia, al confine con la Croazia, vessati, torturati, picchiati, affamati e lasciati al freddo dalla civile Europa che rimane, tutta, indifferente alla vicenda terribile che quegli uomini, quelle donne e quei bambini stanno vivendo adesso, in questi giorni e in queste ore. Le foto e i racconti che ci arrivano da Lipa e da Bihac sono sconvolgenti: centinaia di persone in ciabatte nella neve, in condizioni igienico sanitarie terribili. Se l'Europa, nata sulle ceneri di quella terribile vicenda, vuol continuare ad esistere non può rimanere sorda e cieca di fronte a quelle immagini. Il Giorno della Memoria sia dunque, per tutti noi, non soltanto il momento del ricordo, ma anche l'occasione per pensare a cosa mettere in campo per contrastare odio e intolleranza che pervadono in maniera capillare la nostra società”. 

A Palermo iniziativa online organizzata da  Anpi, Libera, Flc e Cgil provinciali, patrocinata dal Comune, dal titolo "La memoria negata", che coinvolge una classe per ogni scuola ed è volta a sensibilizzare le giovani generazioni.

Per la Cgil del Molise, "il pensiero di oggi, oltre che a tutte le vittime delle atrocità che l'umanità ha mietuto (e ancora miete) nel corso della sua storia, va ai nostri giovani, alle nostre scuole, ai nostri insegnanti e a tutti i luoghi della conoscenza. A loro, in particolare, il compito di aiutarci a custodire e trasmettere attraverso il ricordo i valori di libertà, democrazia, uguaglianza e inclusione. Un appello va rivolto anche alla politica perché in un momento caratterizzato da paura e crisi diffusa in molteplici strati della società globale determinata da una devastante crisi pandemica sanitaria che rischia di degenerare in incontrollabili fenomeni di rabbia, violenza, disuguaglianza e prevaricazione, sappia riproporre, a tutti i livelli, la capacità di dare risposte alla precarietà  e ai timori con comportamenti virtuosi ispirati ai sentimenti della pace e della cooperazione".

Per Cgil, Cisl e Uil Lombardia questa giornata rappresenta un'opportunità per rileggere il nostro presente. Le confederazioni regionali annunciano che quest'anno il Treno della Memoria si trasferisce dalle rotaie al web. Data l'impossibilità di organizzare il tradizionale viaggio ad Auschwitz, i sindacati lombardi e il Comitato In Treno per la Memoria portano il viaggio direttamente dentro le scuole, chiamate come ogni anno a dare il proprio contributo attivo nel ricucire i fili della storia e della memoria. A Lecco i sindacati esprimono solidarietà all'Anpi e sdegno per l'atto vandalico della scorsa notte: la targa della sede dell'associazione dei partigiani è stata imbrattata con una svastica. 

In tempi di pandemia e di distanziamento, la segreteria della Cgil di Monza e Brianza, attraverso gli strumenti digitali, ha deciso di ricordare e rinnovare il suo impegno rispolverando alcuni preziosi documenti che “come patrimonio collettivo” possano essere utili a non dimenticare le vittime dell'Olocausto, gli scioperi del 1943/44 e la deportazione verso i campi di concentramento (di ebrei, operai, partigiani ed oppositori politici). Sul sito www.cgilbrianza.it, oggi, mercoledì 27 gennaio, troveranno spazio una testimonianza di Primo Levi su Rai Storia, il ricordo di Carlo Prina a firma dell'Anpi provinciale e il film documentario promosso dalla Cgil e dallo Spi di Monza e Brianza: il racconto, attraverso le testimonianze e la voce di alcuni dei protagonisti, di come le lavoratrici e i lavoratori si ribellarono alla dittatura per la “pace e per il pane”.

Lo Spi Cgil del Veneto celebra la giornata con un doppio appuntamento on line: due momenti di riflessione e confronto in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. 

Fra gli ospiti, rappresentanti delle comunità ebraica, ex deportati e studenti. Il primo ieri, il secondo oggi alle 17:30, sulla pagina facebook e sul canale You Tube dello Spi del Veneto.

Data articolo: Wed, 27 Jan 2021 08:48:00 GMT
News n. 19
Cinquanta rider assunti col contratto nazionale della logistica

Cinquanta rider saranno assunti col contratto nazionale logistica in una azienda di Prato operante per Runner Pizza: arriva l'accordo con Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. In questi giorni è stato sottoscritto dalle sigle un testo, che disciplina il lavoro subordinato per i rider, in una azienda della provincia di operante per il marchio Runner.

Si tratta di una azienda, nata da poco, che assumerà circa una cinquantina di rider, che faranno servizi di food delivery e non solo. Anche in questa realtà vogliamo che emergano i ciclofattorini dal lavoro nero, sottopagato o con forme contrattuali sbagliate e improprie. Con questo nuovo accordo, anche a Prato, si afferma che i rider sono lavoratori subordinati che hanno diritto all'applicazione del Contratto nazionale merci, logistica e dpedizioni, oltre che al pagamento delle ore effettivamente lavorate e non in base alle consegne.

Ovviamente anche alla retribuzione mensile e al riconoscimento di tutti i diritti e tutele che il contratto nazionale della Logistica riconosce, anche con le ultime specifiche, a tutti i lavoratori del settore. Soprattutto, si stabilisce che il rischio d'impresa legato alla vendita dei prodotti e le conseguenti consegne non sia a carico dei lavoratori, bensì dell'impresa. Ora, avanti per l'estensione di questo tipo di accordi a tutte le aziende del settore, a vantaggio dei tanti rider che svolgono le attività di consegna del cibo, e non solo, in tutta la Toscana. Quello pratese non è il primo accordo di questo tipo sull'assunzione di rider firmato in Toscana: nel luglio del 2019 sempre Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti ne firmarono uno analogo con Runner Pizza a Firenze (riguardava 200 rider).

Data articolo: Tue, 26 Jan 2021 18:11:00 GMT
News n. 20
Atti vandalici all'Anpi di Lecco, la condanna di Cgil Cisl e Uil

“Siamo sconcertati e profondamente amareggiati dalla notizia degli atti vandalici contro la sede dell'Anpi a Lecco. È fondamentale tenere viva la Memoria per contrastare ed eliminare i pericolosi rigurgiti nazifascisti”. Questa la ferma condanna delle segreterie del territorio di Cgil, Cisl e Uil dopo che ignoti, la scorsa notte, hanno imbrattato la targa dell'Associazione nazionale partigiani con segni che richiamano la svastica.

Non è la prima volta e questo “dà ancora più fastidio, proprio perché accaduto a ridosso del Giorno della Memoria, in cui si ricorda la Shoah. Auspichiamo che tutte le forze politiche prendano le distanze dall'atto riprovevole e provocatorio, che lede indirettamente l'immagine di Lecco, città che proprio un anno fa aveva deciso di conferire la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz. Ricordiamo sempre che la libertà e la dignità di tutte le persone e la solidarietà tra uomini e donne di diversa provenienza culturale e di differente condizione sociale sono, per le organizzazioni sindacali, valori fondanti del proprio essere e del proprio agire. Per questo il Giorno della Memoria rappresenta il nostro impegno per costruire continuamente e mantenere sempre viva la consapevolezza di questi valori”.

“Ricordiamo – si legge nel comunicato delle confederazioni – che un atteggiamento di passività e indifferenza porta con sé verso il pericolo minaccioso che tutto ciò possa ripetersi. Questa giornata rappresenta l'opportunità per riflettere sul valore e sulla dignità del lavoro nella costruzione di un progetto di libertà personale, collettivo e sociale e sul pericolo della sua alienazione raffigurata nel lavoro coatto degli operai deportati nei campi di sterminio in seguito agli scioperi che chiedevano pace e libertà”.

“La storia del movimento dei lavoratori lombardi ricopre un posto fondamentale nella costruzione della Memoria. Gli scioperi nel Nord Italia e in particolare lo sciopero generale del marzo 1944, unico in Europa, di cui è stato testimone il nostro Pino Galbani, danno prova del contributo fondamentale che il mondo del lavoro ha dato all'azione per la conquista della indipendenza, libertà e democrazia del nostro Paese, fino alla realizzazione della Costituzione e della Repubblica fondata sul lavoro. È importante – concludono – conoscere il passato per affrontare il futuro”.

Data articolo: Tue, 26 Jan 2021 16:32:53 GMT
News n. 21
Incidente Brindisi, un morto e 4 colleghi in codice rosso

Un gravissimo incidente sul lavoro è occorso questa mattina nella zona industriale di San Michele Salentino, in provincia di Brindisi. Un operaio è morto e altri quattro sono stati trasportati in codice rosso all'ospedale Perrino.

Tutto si è svolto all'improvviso, durante le opere di ampliamento del capannone industriale già esistente di una concessionaria d'auto. A travolgere i lavoratori il crollo dei due solai. Il corpo della vittima, un uomo di 48 anni di Ostuni, proprietario della ditta, è stato ritrovato dai vigili del fuoco senza vita sotto le macerie. 

"Adesso - ha commentato il segretario generale della Cgil brindisina, Antonio Macchia - aspettiamo che si accerti la dinamica dell'incidente e che il servizio di prevenzione e sicurezza del lavoro ci fornisca altri elementi. È l'ennesima tragedia sul lavoro che dimostra come la salute e la sicurezza devono diventare priorità. Nella nostra azione sindacale non dobbiamo abbassare la guardia, non è possibile che sia accaduto di nuovo. Servono più controlli, il potenziamento degli organi ispettivi, falcidiati, in questi anni, dal blocco del turn over, da quota 100. Sono rimasti in pochi. Troppo pochi. Un depauperamento delle risorse umane inaccettabile. Bisogna capire cosa fare, tracciare un'azione prospettica, investire sugli organi di controllo. È inutile continuare a commentare questi incidenti, si deve fare prevenzione, è inutile fare cronaca dopo”.

Secondo l'Osservatorio indipendente di Bologna, sono 34 i decessi sul lavoro dall'inizio dell'anno.

Data articolo: Tue, 26 Jan 2021 15:21:07 GMT
News n. 22
Rileggere il nostro presente

Il tradizionale Treno della Memoria si trasferisce dalle rotaie al web. Data l'impossibilità di organizzare il viaggio ad Auschwitz, Cgil Cisl Uil Lombardia e il Comitato In Treno per la Memoria trasferiscono il percorso direttamente dentro le scuole, chiamate a dare il proprio contributo attivo nel ricucire i fili della storia. “Anche quest'anno Il Treno vuole conservare gli stessi obiettivi e ideali attraverso una modalità di condivisione interamente online – spiegano Cgil, Cisl e Uil Lombardia in una nota -. La Giornata della Memoria non è soltanto occasione simbolica per rievocare il passato ma un'opportunità per rileggere anche il nostro presente e per affermare, consapevolmente e per scelta di ciascuno, i valori della convivenza e del rispetto”.

Gli studenti lombardi elaboreranno progetti su alcuni temi, tra cui la deportazione femminile, la poesia, il cinema, la letteratura sulla Shoah, l'antisemitismo e il razzismo. Alla stesura collaborerà l'Isrec di Bergamo, Istituto per la storia della resistenza e dell'età contemporanea. “In questo modo la memoria diventa uno strumento di ‘successione' – spiegano i sindacati - in grado di consegnare alle generazioni future le modalità di raggiungimento delle proprie libertà, conquistate attraverso lotte, battaglie e guerre. La memoria è la radice per la salvaguardia di un modello sociale che oggi dovrebbe permettere a tutti gli esseri umani di convivere e coesistere pacificamente”.

C'è tempo fino al 20 marzo per gli studenti per presentare i lavori, che saranno poi pubblicati sul sito del Treno per la Memoria. Seguirà un ciclo di incontri con i singoli istituti sugli argomenti proposti.

Data articolo: Tue, 26 Jan 2021 14:17:59 GMT
News n. 23
Recovery Fund, occasione da non perdere

Como non deve perdere l'occasione. Le risorse messe a disposizione dal Recovery Fund permetterebbero di rilanciare alcuni comparti in difficoltà della provincia, per esempio il turismo e il manifatturiero, all'interno di un territorio in cui il Covid sta aumentando la disparità sociale e la povertà. Ad affermarlo è il segretario generale della Camera del lavoro Umberto Colombo, secondo il quale la discussione non può essere fatta solo a livello nazionale.

“Vanno coinvolti i territori, ognuno con le proprie peculiarità – sostiene Colombo -. I capitoli di spesa ci forniscono delle belle occasioni per rilanciare alcuni settori, come per esempio il tessile: qui le aziende hanno contratto il proprio fatturato del 40 per cento”. Ma anche il turismo, dove stanno aumentando in misura esponenziale le richieste di disoccupazione: non a caso i lavoratori stagionali sono fra quelli più colpiti dalla crisi. “Un capitolo del Recovery è dedicato al turismo culturale: sarebbe una bella opportunità per ripartire – prosegue il dirigente sindacale -. Un'altra parte dei finanziamenti riguarda l'innovazione tecnologica e digitale. Poi, sfruttando le risorse sulle infrastrutture, si potrebbe fare il salto di qualità verso la mobilità sostenibile. A patto di cominciare subito a parlarne, per non essere sopravanzati da altre province più pronte di noi”.

Alla sede della Cgil arrivano ogni giorno decine di richieste di disoccupazione, in questa provincia non abituata ad affrontare una crisi così dura sta crescendo la povertà, e il rischio di non reggere se non s'interviene con capitoli di spesa e investimenti pubblici, è alto. “Mentre aspettiamo una proroga degli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti fino alla fine dell'anno, dobbiamo aprire una discussione sul territorio – conclude Colombo -. E a livello nazionale è necessario un confronto per una riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca una copertura a tutto il mondo del lavoro, evitando i licenziamenti attraverso i contratti di solidarietà”.

Data articolo: Tue, 26 Jan 2021 13:25:09 GMT
News n. 24
Solidarietà della Flai Emilia-Romagna al delegato licenziato dalla Ferrarini

Una netta condanna al comportamento antisindacale dell'azienda Ferrarini spa, per il licenziamento del delegato Nicola Comparato. Ad esprimerla all'unanimità è il comitato direttivo della Flai Cgil dell'Emilia-Romagna, riunitosi nella giornata del 25 gennaio.

“La colpa di Nicola, se così la si può definire, è la stessa colpa che hanno altri nostri iscritti e attivisti occupati presso gli stabilimenti emiliani del gruppo, cioè quella di non aver abbassato la testa e di aver mantenuto una posizione libera da condizionamenti rispetto alla complicata vicenda della procedura concorsuale che interessa l'azienda”. Rispetto alla complessa procedura concorsuale, la Flai e i suoi delegati hanno sempre respinto le pressioni della dirigenza finalizzate al sostegno del loro progetto industriale che vede come capofila il gruppo Pini. Per la Flai Cgil sono i Tribunali e poi i creditori a dover decidere sulle sorti dei concordati concorrenti.

“Per il futuro occupazionale dei dipendenti, il progetto industriale è ciò su cui esprimeremo un giudizio alla fine del complicato iter legale. La Flai Cgil, in tutti i siti produttivi del gruppo, ha sempre lavorato per mantenere un clima sereno in questo complicato iter giuridico, senza mai tifare per nessuna cordata. Il gesto della Ferrarini rappresenta il tentativo di comprimere e reprimere la libertà e la democrazia nei luoghi di lavoro, di cui la Rsu è la massima espressione, e non può passare inosservato a tutte le forze e istituzioni democratiche del nostro Paese. Un gesto che chiede giustizia e per cui la Flai Cgil non farà mancare il suo supporto sia a Nicola che a tutti gli iscritti e attivisti”. Solidarietà e vicinanza sono state espresse, alla fine della nota, dal comitato direttivo della Flai Cgil dell'Emilia-Romagna, verso il delegato licenziato e tutti gli iscritti e attivisti che non si prestano a imposizioni e condizionamenti “da parte di chi intende fare impresa con metodi ottocenteschi”.

 

Data articolo: Tue, 26 Jan 2021 12:50:54 GMT
News n. 25
Parma, al gruppo Kos finalmente il contratto della sanità privata

Contratto della sanità privata per tutti i dipendenti del Centro del gruppo Kos di Fontanellato, provincia di Parma. L'applicazione è partita il primo gennaio 2021 e riconosce ai lavoratori le giuste retribuzioni e l'indiscussa professionalità. Dal 2013 infatti il Gruppo Kos Care applicava unilateralmente il contratto nazionale Aris RSA (destinato a strutture sociosanitarie e non alle strutture ospedaliere), negando i giusti riconoscimenti al personale.

“I lavoratori e la Fp Cgil di Parma – si legge nella nota sindacale – avevano a lungo ricercato, senza risultati, il confronto con l'azienda. Più volte il personale ha dato vita a manifestazioni, presidi e scioperi e nell'estate del 2020 ha posto il problema alla Regione in vista del rinnovo degli accreditamenti delle strutture private. Le delibere poi adottate hanno riconosciuto aumenti tariffari e di accreditamento riservati alle sole aziende della sanità privata che applicavano il giusto contratto a tutti i lavoratori”.

Un risultato importante, commenta il sindacato, che mette fine ad una stagione di conflittualità e riconosce la professionalità dei lavoratori e la qualità delle prestazioni di alta specializzazione che vengono erogate nel Centro. Sul territorio provinciale resta ora aperta la stessa rivendicazione per una parte dei lavoratori del Don Gnocchi che si auspica si possa risolvere a breve riconducendo tutta la filiera degli ospedali privati all'applicazione del corretto trattamento contrattuale. 

 

Data articolo: Tue, 26 Jan 2021 12:48:00 GMT

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